Lavoro e lacrime. Il dramma Sisme

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La crisi economica
Le lettere di licenziamento accolte con sgomento. Il sindacato: «Ci opporremo in ogni modo»

Quella vissuta ieri dalle maestranze delle Sisme di Olgiate Comasco è stata la giornata più drammatica. Le 223 lettere di licenziamento immediato, spedite lunedì 13 gennaio, hanno già raggiunto molti destinatari lasciandoli ovviamente sgomenti.
Non ci si aspettava che la situazione precipitasse fino a questo punto, soprattutto dopo le aperture per il rinnovo della cassa integrazione e la disponibilità di aiuti economici da parte della Regione.
Niente da fare. La proprietà, ieri

convocata dal prefetto, ha deciso unilateralmente di percorrere una strada che di fatto ha messo sulla strada centinaia di famiglie. Ed è proprio questo il punto che ha creato altre tensioni.
I licenziamenti, infatti, pare siano stati decisi senza tenere conto delle situazioni personali e di interi nuclei familiari che lavoravamo in Sisme.
Quello di Pamela Marchioni, che si aggira smarrita nel salone della mensa, è uno dei casi più eclatanti. «Sono vedova – dice – e mio marito è morto 5 anni fa. Anche lui era un dipendente di questa azienda. Ora, con due figli da crescere non so proprio come potrò fare».
Ci sono uomini e donne che piangono, ma lo fanno con grande compostezza e dignità. Molti non riescono a parlare, sono soffocati dal magone. Vito Ferrara, da quasi vent’anni alle dipendenze della Sisme, trova la forza per dire qualche parola mentre mostra la lettera con cui gli è stata comunicata la fine del rapporto di lavoro. «Siamo stati licenziati in due. Anche mia moglie lavorava qui. Non ce lo aspettavamo. Al massimo pensavamo che uno solo di noi sarebbe stato lasciato a casa. Nessuno sa ancora spiegarsi quali criteri siano stati adottati. Con un mutuo ancora da pagare il futuro è davvero incerto».
Gli fa eco un’altra coppia entrata in Sisme nel 2000. «Abbiamo due gemelli di 8 anni – dice Giampaolo Maglione – Come faremo? Questa mattina mio figlio – aggiunge la moglie, Giuseppina Elberti – mi ha chiesto se non potevano licenziare soltanto me e tenere almeno il papà. Lo ha capito pure un bambino».
I casi che si potrebbero raccontare sono moltissimi, tutti da pelle d’oca. Chi non ha ricevuto la raccomandata è totalmente solidale con i colleghi.
Luigi Vezzoli pensa solo a loro. «Non so con quale animo si possa tornare a lavorare qui. Mi sento peggio di chi è stato licenziato», dice. Maria Grazia Nicoletti e Salvatore Macedonio indicano altri operai al momento più sfortunati, ma in coro ripetono che a fine anno la stessa sorte potrebbe toccare a loro.
Per il futuro, infatti, non c’è alcuna certezza. Quel che è sicuro – ha sottolineato durante una conferenza stampa Alberto Zappa, segretario della Fim-Cisl – è che verranno intraprese tutte le battaglie legali nei confronti della Sisme per comportamento antisindacale e più avanti, se non ci saranno dietrofront, anche le cause individuali. Il sostegno ai dipendenti dell’azienda di Olgiate si è fatto sentire anche con la presenza di tutti i sindaci del territorio. I loro volti e i loro occhi rossi per la commozione erano lo specchio di una situazione terribile. C’è ancora tanta compostezza, tanta fierezza, tanto coraggio, ma ieri è calato il gelo. In molti erano certi che ancora vi fosse uno spiraglio per la trattativa. Invece, uscendo dalla sala mensa della Sisme e camminando nel grande piazzale, rimane soltanto il silenzio. Tutto ciò che ha lasciato la desertificazione industriale di questi anni. Un deserto in cui parlare di ripresa sembra davvero impossibile.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
»Ieri L’ assemblea dei lavoratori della Sisme di Olgiate Comasco, riunita in sala mensa, è stata aperta ai giornalisti. Il sindacato ha annunciato la volontà di adire le vie legali contro la mobilità decisa dall’azienda dopo la rottura definitiva delle trattative (fotoservizio Mv)

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