Le accuse punto per punto. Tra multe, favori a colleghi e danni per 300mila euro

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Ecco cosa contesta agli indagati la Procura lariana

Ieri, fuori dal cancello della sede della Polizia stradale in via Italia Libera, c’era un cartello: «Per motivi organizzativi oggi 25 marzo 2014 gli uffici rimarranno chiusi per l’intera giornata». I “motivi organizzativi” fanno seguito all’operazione della Procura della Repubblica di Como che, se le accuse dovessero essere provate in aula, ha finito con il dipingere un quadro che richiama molto da vicino l’affresco decadente rappresentato da “La Grande Bellezza”.

La pellicola, premio Oscar come miglior film straniero, ha infatti tinteggiato una società alla deriva che viene richiamata con vigore dalle contestazioni avanzate agli uomini della Polizia stradale. E del resto, per rendersi conto di quanto accaduto, basta scorrere una per una le ipotesi di reato del pubblico ministero Massimo Astori.
Oltre 1.400 multe dimenticate: danno per 300mila euro. La ricostruzione dell’ordinanza parte da una autostrada, la Milano-Bergamo, su cui la Stradale di Como aveva competenza. Secondo la Procura della Repubblica, dieci dei 24 indagati – tra cui il comandante Compostella e il vice Pisani – avrebbero omesso di notificare 1.463 contravvenzioni rilevate dai Tutor, creando un danno patrimoniale quantificato in oltre 300mila euro (316 per la precisione). In pratica, per evitare di risalire al responsabile dell’infrazione e quindi accertare quanto accaduto, gli uomini della Stradale finiti sul registro degli indagati avrebbero presentato falsi ricorsi amministrativi da parte di automobilisti ignari di quanto stava avvenendo. Gli agenti avrebbero poi forzato il sistema informatico chiudendo parte dei ricorsi come «accettati» e lasciando gli altri «pendenti». Difficile capire il perché di queste omissioni che hanno abbracciato un lasso di tempo compreso tra il 2009 e il 2013. Di certo c’è già l’ingente danno erariale che potrebbe ulteriormente crescere.
«La multa? Da togliere, era in servizio»
Una seconda ipotesi di reato riguarda una serie di multe rimediate dal vice comandante della Stradale Pisani e rilevate sulla Milano-Meda (70 euro) in due occasioni, ma anche nel Pavese (168 euro e tre punti in meno sulla patente) e ancora sulla Milano-Meda (altri 74 euro). Verbali che secondo l’accusa furono archiviati grazie a false certificazioni fatte dal comandante Compostella in cui veniva sottolineato come le violazioni non fossero tali in quanto commesse nel pieno di un servizio di polizia e dunque non attribuibili a un agente che commise il fatto «nell’adempimento di un dovere». Le indagini della Procura di Como avrebbero tuttavia appurato che il vicecomandante in quelle giornate era in realtà fuori dal servizio per il recupero dei giorni di riposo settimanali. Inoltre, l’auto multata non era un’auto di servizio ma la vettura privata del vicecomandante. Curioso quanto contestato il 26 dicembre del 2011, quando il superamento dei limiti di velocità sempre dell’ispettore Pisani (159 euro di multa, rilevati con un autovelox a Bressana Bottarone, Pavia) fu giustificato sempre dal comandante Compostella con uno stato di «necessità» derivante da importantissime indagini di polizia giudiziaria. Secondo il pm Astori, invece, anche in quella occasione il vicecomandante era in congedo per le festività natalizie.
Niente multe per gli agenti in via Italia Libera
Un ampio capitolo, con coinvolti molti agenti della Stradale e pure un commissario aggiunto della polizia locale di Como, Davide Gaspa (responsabile dell’ufficio verbali del comando di viale Innocenzo) riguarda quanto avveniva nei parcheggi blu di via Italia Libera. Sono infatti 18 le multe rimediate dagli agenti che avevano lasciato le loro auto private a pochi passi dall’ingresso del comando. Vetture che tuttavia erano state trovate senza il cartellino che ne testimoniava il pagamento della sosta e che per questo furono multate con i 39 euro di sanzione previsti. Anche in questo caso come nei precedenti, secondo sempre la tesi del pm, ci fu un intervento dei “piani alti” che raccolsero le contravvenzioni per poi brigare con l’intento di annullarle motivando il tutto sempre con «compiti istituzionali del Comando di Como» oppure con la non punibilità garantita a chi «ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere».
L’auto di servizio per gli autografi
Tra le ipotesi di reato, a carico solo di Pisani e Compostella, c’è anche il peculato. Tre le occasioni finite nel mirino. Nella prima, il vicecomandante avrebbe usato l’auto di servizio e l’autista per recarsi al “Casta Diva” di Blevio, il resort noto per la presenza di vip, e farsi fare una serie di autografi dagli attori della serie televisiva britannica “Top Gear”. In un secondo caso la stessa vettura della Stradale sarebbe stata utilizzata prima per una visita culinaria a Pavia, poi per andare a recuperare una valigia all’aeroporto di Orio al Serio. Infine, sempre la Bmw della polizia raggiunse un funerale in quel di Novate Milanese. Secondo la Procura, in qualche caso le ore spese per questi appuntamenti vennero appuntate come “straordinari” di lavoro e dunque da pagare.
Le colpe ribaltate per aiutare il figlio di un agente
L’episodio più antipatico è però forse quello del 9 novembre 2012, quando un ragazzo figlio di un agente della polizia venne coinvolto in un incidente a Brunate. Il giovane era in bicicletta e stando all’uomo della Stradale intervenuto sul posto «percorreva ad alta velocità in bicicletta e contromano» un tratto in discesa. Insomma, non vi erano dubbi sulle responsabilità dell’incidente con un’auto avvenuto poco dopo. Eppure alla fine l’agente fu indotto a non sbilanciarsi sulle responsabilità dell’accaduto che poi addirittura vennero ribaltate, con piena colpa data all’automobilista che fu pure denunciato per lesioni. Da qui l’accusa di calunnia per la madre (agente della polizia) del ragazzino, per il padre e per il vicecomandante Pisani.

Nella foto:
Il cartello affisso ieri mattina sul cancello della sede di via Italia Libera, nell’immagine sotto (fotoservizio Mattia Vacca)

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