Le case di cartone e i disperati della Santarella

altViaggio all’interno della vecchia centrale elettrica della Ticosa. Ovunque sono ammassati oggetti in disuso. Vecchi televisori, scheletri di bici, valigie, scarpe. E mobilia di ogni genere
La disperazione ha molte facce. Ma parla una sola lingua. Quella della paura.
La paura che ti attanaglia al petto quando entri nella vecchia centrale elettrica della Ticosa e incroci gli occhi socchiusi di uomini sconfitti. Che da un pezzo hanno smesso di cercare un futuro.

La Santarella è un edificio simbolo del degrado di Como.
Abbandonata da anni, spogliata di ogni suppellettile e quasi smembrata, è da tempo la casa dei senzatetto. Il rifugio ultimo di chi non ha lavoro, non ha reddito, non ha amici.

Oggetto periodicamente di interventi e blitz delle forze dell’ordine – chiamate a sgombrarne gli occupanti – torna puntualmente a popolarsi.
Il breve viaggio del cronista tra le pareti nude del grande edificio non può che confermare le attese. Ogni cosa è come te la immagini. Ogni particolare rinsalda l’idea che ciascuno ha di un rifugio di fortuna.
Ovunque sono ammassati oggetti in disuso. Vecchi televisori, scheletri di bici, valigie, scarpe. E mobilia. Poltrone sfondate. Divani. Sedie. Tavoli piccoli e grandi.
Addossate ai muri perimetrali ci stanno le baracche, fatte di cartone e di legno compensato. Cubi di colore chiaro, sui quali spiccano i lucchetti messi a protezione di porte che un calcio ben assestato farebbe venir giù. Come un castello di carte il vento.
In ciascuna baracca c’è un giaciglio. Un materasso, alcune coperte, lenzuola. Parvenze di dignità. Che gli occupanti tentano in tutti i modi di salvaguardare. Ma lo squallore che regna nell’insieme è desolante. A nulla servono nemmeno i grandi graffiti che punteggiano tutto intero l’edificio.
Mostri di ogni forma e colore, figure fantastiche. Una sorta di mondo “oltre”. A simboleggiare una volontà di fuga. Quantomeno con la mente.
Al centro della Santarella una vampa alimentata da pezzi di bancale riscalda una grande caldara ricolma d’acqua.
Il fuoco è un elemento persistente. Non abbandona mai chi entra nella vecchia centrale. Il crepitio delle fiamme è l’unico rumore che indirizza lo sguardo. Il fumo è invece acre. Penetra nelle narici. Soffoca. Chi vive dentro la vecchia centrale respira un’aria malsana. E ne è sicuramente consapevole.
C’è da chiedersi come mai in una città qual è Como tutto questo sia possibile. La Santarella è a due passi, letteralmente, dalla Questura. Ma la rete di recinzione è un colabrodo, il passaggio dei disperati continuo e costante. Sul lato di viale Roosevelt è stata addirittura montata una tenda canadese. Garitta provvisoria facilmente identificabile, sentinella muta nel cuore di una città che volge la testa da un’altra parte. L’indifferenza, sentimento pure prevalente, non può tuttavia giustificare una simile situazione. E al di là dei problemi di sicurezza, è insopportabile il fatto che tra quelle mura di cemento annerito vivano persone in condizioni igieniche spaventose. Senz’acqua. Senza luce. Tra rifiuti di ogni tipo. Al centro di un’area tuttora da bonificare, almeno in parte. E nel cui sottosuolo è stato trovato di tutto. Compreso l’amianto.

Da. C.

Nella foto:
Blitz
Oggetto periodicamente di interventi e blitz delle forze dell’ordine – chiamate a sgombrarne gli occupanti – la Santarella torna puntualmente a popolarsi

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