Le contraddizioni cinesi sul palcoscenico di Zelbio

Zelbio, paese che ospita la rassegna letteraria Zelbio Cult

Torna “Zelbio Cult”, il festival a cura di Armando Besio che anima l’estate di Zelbio con dibattiti su temi di attualità. “La Cina è troppo vicina?” è il tema di sabato 24 luglio, ospite l’analista Dario Fabbri della rivista “Limes”. Inizio alle 21. È obbligatoria la prenotazione per ogni serata al sito www.zelbiocult.it.
«Il nuovo “Limes” che uscirà in edicola in agosto – dice Fabbri – sarà dedicato al Regno Unito e ai suoi secessionismi. Ma naturalmente tutti noi di “Limes” seguiamo da tempo il fenomeno Cina. E nell’ora di chiacchierata che faremo a Zelbio ne racconteremo l’ascesa e le criticità, interne e nel consesso mondiale. Specie nel conflitto con gli Stati Uniti e nel rapporto con noi europei».
La Cina del terzo millennio è più vicina? Per Fabbri rimane «un interlocutore imprescindibile sul piano commerciale, anche se i rapporti con l’America contemporanea sono andati peggiorando». L’Europa è nel mezzo tra i due contendenti, e lo si è visto in questioni cruciali come la tecnologia “5G” e l’accordo sulla “Via della seta”, ma anche nell’acquisizione di grandi aziende europee da parte di aziende cinesi. «Il punto è – dice Fabbri – fino a che punto è possibile spingersi nel dialogo senza incappare in una violenta reazione americana. E su tutto aleggia la questione dei diritti umani e della democrazia, che però sono temi che stanno a cuore solo all’Europa occidentale. Sarebbe bello che fossero un tema globale ma per l’Asia e l’Africa sono solo una imbarazzante ingerenza, quasi una offesa, che viene vista come un retaggio coloniale. L’abbiamo inventata noi, questa questione, con la Rivoluzione francese e ora, è la percezione ad esempio dei cinesi, la vogliamo esportare in tutto il mondo. Quando gli Usa sbandierano contro il colosso cinese la questione dei diritti umani lo fanno perché suocera intenda, ossia perché l’Europa non sia troppo disinvolta nel dialogo con la Cina».
Impossibile non parlare di pandemia trattando il tema Cina. «Le loro responsabilità incarnano l’immagine di efficienza con cui si presentano al mondo – Ormai la Cina produce un virus ogni 5 anni. Lo si è visto con la Sars. Se fosse dimostrato che il Covid è sfuggito da un loro laboratorio sarebbe una colpa molto grave. Anche per questo la Cina rimane un osservato speciale sul piano geopolitico».

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