Le dieci domande per la futura “Città dei Balocchi”. Maggioranza e opposizione divise sul bando oneroso

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Dieci domande. Dieci questioni aperte in una città che ormai da troppo tempo interroga (inutilmente) sé stessa sulla difficile e complicata sostenibilità di una manifestazione forse cresciuta oltremisura.
Il Corriere di Como lancia un questionario sul futuro degli eventi natalizi del capoluogo lariano. Dieci domande, appunto, che sono anche indirettamente dieci proposte, dieci idee per redigere il nuovo bando.
Dieci indicazioni sulle quali si può essere d’accordo, oppure no. E la cui principale funzione è tenere vivo un dibattito in vista di una auspicata discussione in consiglio comunale (o in commissione) di una delibera che dia alla giunta gli indirizzi principali su cui fondare le scelte future.
Nella grande infografica a fianco potete leggere le dieci domande che ieri abbiamo rivolto, in prima battuta, ai capigruppo di Palazzo Cernezzi. A fianco di ciascuna domanda un’icona che sintetizza le risposte. In verità, molti sì e qualche no sono stati accompagnati da distinguo e precisazioni varie, impossibili da riportare in forma completa in un breve articolo. E almeno tre sono stati gli esponenti della politica cittadina che hanno evitato di dare risposte secche, preferendo ragionamenti articolati.
Franco Brenna (Lista Landriscina) ha chiesto più tempo «per confrontarsi con i consiglieri del gruppo e con gli assessori»; Matteo Ferretti (Fratelli d’Italia) ha espresso alcune valutazioni personali e ne ha rimandate altre in attesa di sentire anch’egli gli eletti del suo gruppo; Vittorio Nessi (Svolta Civica), senza in realtà sottrarsi alle singole domande, ha specificato che «pur comprendendo l’esigenza di sintesi giornalistica, non crediamo sia corretto esaurire un tema così complesso e delicato con risposte “sì o no” che lascerebbero monco, e del tutto insufficiente, qualsiasi parere. I prossimi eventi natalizi dovranno tenere sicuramente conto delle criticità emerse negli ultimi anni, in modo che si trovi un giusto equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica dell’iniziativa e cercando, sempre nell’ambito di quell’equilibrio, di innalzare i contenuti artistici e della tradizione strettamente legati al Natale».
Ciò detto, le risposte dei capigruppo hanno comunque offerto qualche indicazione su cui lavorare.
In generale, le casette del mercatino sembrano essere troppe (secondo Alessandro Rapinese «dovrebbero ridursi della metà») e male assortite. Quasi tutti chiedono che le bancarelle si spostino in futuro anche in piazza Roma e che si punti più sull’artigianato locale e meno su salami, caciotte e sui dolciumi.
Forte attenzione viene posta sulla trasparenza dei bilanci, più da parte dell’opposizione però che della maggioranza. Giampiero Ajani (Lega) ed Enrico Cenetiempo (Forza Italia) hanno infatti risposto no alla domanda numero 8, giudicando sufficiente il rendiconto che già oggi viene presentato dagli organizzatori.
La domanda che più di altre non ha ottenuto una riposta precisa è stata sicuramente la prima. L’ipotesi che il bando degli eventi natalizi possa essere a titolo oneroso per gli organizzatori spaventa molti.
Quasi tutti i capigruppo hanno scelto una strada per così dire interlocutoria: «Bisogna guardare la struttura del bando», ha detto Fabio Aleotti (Movimento 5 Stelle); «dipende quindi da ciò che la manifestazione offre alla città», ha detto invece Ada Mantovani, consigliera di minoranza del Gruppo misto; «L’iniziativa deve andare avanti tenendo conto degli aspetti che hanno dato luogo alle maggiori criticità; aspetti che dovranno essere sicuramente risolti, tornando magari allo spirito iniziale della manifestazione», ha aggiunto Stefano Fanetti (Pd).
Anche la questione della devoluzione in beneficenza di parte dei ricavi non ha convinto. Soltanto 4 i sì, 6 invece gli scettici o i contrari. «Siamo comunque di fronte a un’attività economica – ha detto Bruno Magatti (Civitas) – secondo me più che la beneficenza sarebbe importante che manifestazioni del genere offrissero lavoro tutelato e ben retribuito».
«La beneficenza è un atto liberale legato alla coscienza di ciascuno – ha aggiunto Ajani – si potrebbe tuttavia assegnare un punteggio maggiore nel bando a chi dichiara preliminarmente di voler donare in beneficenza una parte degli utili».
Disaccordo, infine, sulla proposta rilanciata alcuni giorni fa di chiudere al traffico dei non residenti la convalle nei giorni festivi e nei weekend a cavallo di Natale. «Il problema non è la chiusura della città alle auto ma la regolamentazione dell’accesso che dovrebbe essere consentito fino a quando è possibile parcheggiare», ha commentato Vittorio Nessi.

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1 Commento

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    Giacomo , 13 Gennaio 2020 @ 7:51

    Egr. Dott. Campione,
    e’ persino tempo perso argomentare su questo, il business che e’ scaturito prevale su tutto e cosi’ sara’ anche il prossimo anno. Non prevale molto di locale, tranne quel poco artigianato che c’e’, invece il fastidio generale e’ molto, tanto da non vedere l’ora che finisca. Io abito in via Milano Bassa ed ho un garage in via Giulini, di fronte al Libraccio, non aggiungo altro, l’inversione del senso di marcia in fondo a via Milano della vietta che collega all’autosilo pensavo fosse invece rivolta ai problemi delle lunghe code che i residenti devono subire ma sbagliavo, non interessa a nessuno, l’unica e’ andar via durante il periodo,insultare questa amministrazione sarebbe come sparare sulla croce rossa, incapacita’ assoluta, la ciliegina sulla torta e’ la scoperta dell’aria inquinata che avviene subito dopo l’epifania, prima tutto e’ concesso, gente che arriva da fuori e non sa dove portare i cani a sporcare e’ benvenuta etc…..
    La seguo con attenzione ma Como sembra allo sbando da anni ormai. La musica non cambia, spesso nemmeno i suonatori.

    Cordiali Saluti,

    G.Canfailla.

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