Le elezioni in Svizzera, l’alleanza anti-frontalieri e il tonfo della Lega dei Ticinesi. Le opinioni dei sindacalisti comaschi

passaggio doganale per i frontalieri

Sono due gli elementi di maggior rilievo – analizzando i risultati delle elezioni federali svizzere di domenica scorsa – da questa parte del confine.

La prima, a carattere più generale, riguarda l’esplosione dei Verdi che, sulla scia di Greta Thunberg, sbancano nella Confederazione Elvetica. La seconda, decisamente più significativa per la provincia di Como e per gli altri territori di confine, riguarda invece il declino dell’asse anti-frontalieri, ovvero di Udc e Lega dei Ticinesi.

I due partiti che negli scorsi anni si sono schierati in prima linea per limitare “l’invasione dei frontalieri” promuovendo anche campagne shock – come la tanto contestata ”Balaà i ratt” dove i lavoratori frontalieri italiani ed europei venivano raffigurati come topi che rubavano il formaggio, ovvero il lavoro agli svizzeri – arretrano: se considerati nel loro insieme sono in calo.

A livello nazionale l’Udc scende (perdendo 12 rappresentanti alla Camera bassa), mentre in Ticino cresce dall’11,3% al 12,7% non riuscendo però a contenere il tonfo della Lega dei Ticinesi crollata dal 21,7% al 16,9%. Che questo si traduca in un rallentamento sul fronte delle campagne storiche di questi due partiti, a partire dall’opposizione ai frontalieri, è troppo presto da dire, ma in ogni caso l’inversione generale di tendenza viene giudicata positivamente dai sindacalisti che, sulla linea di confine, si occupano di queste tematiche.

«Il problema del frontalierato esiste e non deve essere solo un tema da campagna elettorale, sia essa elvetica o italiana – dice Roberto Pagano che si occupa di frontalieri nella Cisl dei Laghi – Tra Como e Varese sono in migliaia i cittadini che vanno a lavorare oltre confine. E a me interessa normare innanzitutto la loro situazione lavorativa. Decisivo creare quanto prima uno statuto dei lavoratori frontalieri. E evidentemente, un calo dei partiti storicamente anti lavoratori italiani potrebbe avere una certa rilevanza. Si potrebbero magari aprire maggiori spiragli di dibattito e discussione sul tema».

Più netto il giudizio di Matteo Mandressi, sindacalista della Cgil. «Il dato sicuramente di maggior peso riguarda la frenata della Lega dei Ticinesi. Sicuramente è questo il senso politico più importante. E ciò si traduce, si spera, anche in un possibile colpo d’arresto – visti anche i risultati complessivi non troppo lusinghieri dell’Udc – in un raffreddamento su temi quali il frontalierato o la libera circolazione».

E il ragionamento si spinge oltre. «Visto infine il prevalere anche in Svizzera di tematiche legate all’ambiente, forse la lotta contro gli stranieri – condotta da una certa parte politica – non è più una priorità oltre confine anche perché se così fosse stato sarebbero emersi ben altri risultati dalla urne», chiude Mandressi.

Meno propenso a valutare in chiave positiva i risultati delle elezioni è invece Andrea Puglia del sindacato ticinese Ocst. «Nonostante il calo della Lega e un ridimensionamento dell’Udc – spiega – quest’ultimo partito rimane comunque sempre il principale promotore negli ultimi anni di varie iniziative su frontalieri, immigrazione e libera circolazione. Bisogna dunque capire se adesso i temi di dibattito, viste le mutate condizioni, potranno cambiare».

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