Le memorie lariane del regista Dino Risi

Alberto Sordi Una vita difficile

L’anno scorso l’Italia del cinema ha festeggiato il centenario di Alberto Sordi, nato a Roma il 15 giugno 1920. Anche il Lario ha tanti motivi per ricordarlo, specie nell’ambito del turismo dedicato al cinema. «Ho passato sul Lario momenti indimenticabili». Così Sordi rievocò nel 2002, intervistato dal nostro giornale, le riprese di uno dei suoi film più celebri, Una vita difficile, prodotto nel 1961 da Dino De Laurentiis e girato a Lenno e Tremezzo e tra Lierna e Varenna.
«Una vita difficile – disse Sordi – si può considerare il romanzo di una vita. La storia nasce da una idea che il regista Dino Risi ed io abbiamo elaborato durante un viaggio tra Israele e Napoli. Silvio Magnozzi è poi tra i miei personaggi più riusciti».
E ora Dino Risi viene rievocato dalle parole del figlio, il regista Marco Risi, nel libro uscito da Mondadori Forte respiro rapido. La mia vita con Dino Risi (pp. 253, 18 euro), dedicato ai figli Andrea e Tano. Non una biografia ma un film scritto, un requiem commovente e commosso su un padre anch’egli, come il suo personaggio, dalla vita difficile ma anche avventurosa, autore di oltre 50 film, che con Il sorpasso ha firmato forse il titolo italiano più significativo di sempre. Non mancano anche nel libro di Marco Risi riferimenti al territorio insubrico (mamma Claudia era svizzera), alla comasca Alida Valli dei tempi di Piccolo mondo antico e anche al film con Sordi girato sul lago, che è il ritratto di un uomo integerrimo che vive di ideali, prima partigiano e poi giornalista impegnato contro la corruzione. «Il film più bello di Sordi e per molti anche di papà» scrive Marco a proposito di Una vita difficile.
Il nostro giornale ebbe modo di intervistare su questo titolo epocale lo stesso Risi, ospite della rassegna “Venerdì letterari” nella biblioteca di Como promossa dalla cugina Carla Porta Musa.
«Il film racconta la storia di un partigiano giornalista e scrittore che partecipa con la moglie alla gioia per la vittoria della Repubblica e vive tra esaltazioni e incomprensioni gli slanci dell’Italia del boom economico – disse Risi – Il colore del film era dato dagli avvenimenti storici. Però la linfa, il succo, il piacere di seguire la vicenda, era dato dal rapporto tra l’uomo e la moglie». Il film in versione restaurata venne riproposto nella rassegna gratuita “Territori”. «Ho amato molto il Lago di Como – disse Risi al nostro giornale – Vi andavo spesso in vacanza, da bambino e poi da ragazzo. E continuo ad amarlo tuttora, anche grazie ai ricordi indelebili che mi legano a Una vita difficile. Però mi è rimasta dentro, altrettanto indelebile, l’immagine di quei tramonti malinconici a filo d’acqua, con le campane che suonano il vespro…». «Sordi doveva molto al film – proseguì Risi – Ed è stato lo stesso per me». Marco Risi non manca di rievocare anche un episodio che riguarda la cugina Carla Porta Musa e la scoperta di un film che lo ha segnato come futuro regista: «Avevo dieci anni quando mia madre mi portò con Carla Porta Musa a vedere “Il posto” di Ermanno Olmi. Quel film mi ha cambiato la vita».

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