Le mille facce del degrado in città

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Dalla fontana spenta di Villa Geno al Broletto diventato una latrina a cielo aperto

C’è il palazzetto dello sport abbandonato, a Muggiò. C’è la palestra della scuola media invasa dall’acqua, a Monte Olimpino. C’è il tristemente noto elenco dei punti del capoluogo diventati un rifugio dei senzatetto. E c’è pure la fontana di Villa Geno, sistemata da poco grazie a un contributo dei privati, ma inspiegabilmente spenta e fuori uso.
Ha mille facce il degrado a Como. Dalla periferia al centro, l’elenco delle brutture che sono l’antitesi di tutto quello che dovrebbe essere

una città turistica, guadagna ogni giorno nuove voci. Per decidere da dove iniziare, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Tanto vale, allora, partire dall’ultima segnalazione in ordine di tempo, una denuncia che arriva dalle famiglie di Monte Olimpino, riportata dal consigliere comunale della lista Per Como, Mario Molteni.
«La palestra della scuola media “Massina” è in condizioni pietose – ha riferito Molteni – I genitori mi hanno segnalato che ci sono grosse infiltrazioni d’acqua. Inoltre, l’intonaco si stacca e cade a terra di continuo, con gravi rischi per la sicurezza. C’è bisogno di interventi rapidi e urgenti perché può essere pericoloso».
Dalla palestra di Monte Olimpino al palazzetto dello sport di Muggiò. La struttura è stata definitivamente abbandonata dalle società sportive da alcune settimane perché di fatto inagibile. Risolto il problema di dare una sede alle squadre del capoluogo, però, resta il disagio del quartiere, alle prese con un edificio in disuso, perfetto ricovero di sbandati o facile preda dei vandali. La struttura è delimitata da una recinzione e il cancello è chiuso da una catena. È evidente però che la barriera è tutt’altro che invalicabile. Una volta all’interno dell’area, tra infissi mancanti e vetri rotti, entrare nel palazzetto sarebbe fin troppo facile.
A proposito dei rifugi per disperati e senzatetto, il problema è da tempo immemore un nodo irrisolto. I punti nei quali dormono e stazionano abitualmente gli homeless vanno dalla Santarella alle ville abbandonate, ma comprendono ormai pure alcuni dei principali luoghi turistici della città. Nelle ore notturne, ma anche in pieno giorno, la situazione è sotto gli occhi di tutti.
Nel parco della stazione San Giovanni, ad esempio, cartoni, bottiglie di vetro, lattine, stracci e sacchetti di plastica abbandonati sono i segni inequivocabili della presenza stabile dei senzatetto. Situazione identica sotto i portici della basilica del Crocifisso di viale Varese o di quella di San Fedele. Così come a San Francesco, a due passi dal Tribunale. Proprio in corrispondenza dell’insegna dello “Spazio culturale Antonio Ratti”, uno o più senzatetto hanno sistemato cartoni e coperte che costituiscono il loro giaciglio.
Al Broletto, un altro dei punti noti come dimora dei clochard, a onor del vero non c’è traccia di eventuali “letti” improvvisati. Restano, purtroppo, inequivocabili, le tracce dell’angolo trasformato in una latrina a cielo aperto. Per chiudere, si può citare l’area tra il Monumento ai Caduti e i giardini a lago, dove sono una presenza costante gli sbandati seduti o distesi sulle panchine.
In viale Geno c’è una triste novità. La fontana, uno dei simboli di Como, restaurata recentemente con un contributo di 40mila euro degli Amici di Como, non funziona. Niente zampilli né giochi d’acqua, solo un blocco di cemento. Difficile capire esattamente quale sia la causa del problema. Ieri, dopo la segnalazione, i tecnici del Comune avrebbero dovuto fare un sopralluogo, rinviato però per un contrattempo. Impossibile dunque, al momento, avere risposte.
La certezza è che si tratta dell’ennesimo, triste biglietto da visita che accoglie i turisti e i comaschi. Tra l’altro, ci sarebbe bisogno di chiarezza anche sul fronte delle indicazioni per i visitatori.
L’area della fontana è delimitata da una recinzione chiusa da un cancelletto sul quale sono riportati gli orari di apertura – dalle 10 alle 18 nel periodo invernale – oltre a una lunga serie di divieti (non giocare a palla, non fare il bagno, non girare in costume e via dicendo). Negli orari previsti, il cancelletto è aperto. Peccato che, in corrispondenza dello stesso cancelletto, compaia anche un cartello di divieto di accesso.
«Stavo giusto spiegando a Olivia quanto è bella la fontana quando funziona – dice Simone Furlanetto – Le stavo dicendo che è un simbolo di Como, visibile da moltissimi punti della città. Certo, quando funziona». Olivia Potter è una ragazza australiana per la prima volta sul Lario.
«Non ero mai stata a Como e mi sembra comunque bellissima – afferma – Peccato per la fontana».
Uno sguardo interrogativo ai cartelli, poi i due ragazzi decidono di avvicinarsi comunque alla fontana per scattare una foto in riva al lago.
«La fontana accesa è bellissima, la ricordo bene ed è un simbolo di Como – spiega Antonio Santucci – Senza l’acqua oggettivamente si perde qualcosa. È un peccato, perché sembra proprio una di quelle cose che si potrebbero tenere belle e funzionanti con poco. Con un minimo investimento si otterrebbe un effetto importante per i comaschi e per i turisti».
«Da quando non funziona? – chiede Piero Ciceri – Non saprei dirlo con certezza. A volte va, altre no. Magari funziona quando piove e non c’è nessuno ed è spenta nelle giornate di sole. Hanno anche speso soldi per sistemarla. Mi chiedo perché non venga gestita come si deve».

Anna Campaniello

Nella foto:
Fontana e clochard
A sinistra, uno degli angoli del Broletto, il palazzo a fianco della Cattedrale, utilizzato come latrina dagli sbandati. Qui a lato, la fontana di Villa Geno, spenta da giorni nonostante gli Amici di Como, con un contributo di 40mila euro, l’avessero rimessa in funzione (foto Mv). A destra, senzatetto si riparano dal freddo con le coperte davanti all’ingresso della basilica del Crocifisso in viale Varese (Fkd)

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