Categories: Opinioni & Commenti

Le piscine prosciugate nella città dell’acqua

di Marco Guggiari

È davvero strano il rapporto di Como con l’acqua. Città di lago, e quale lago, non riesce a dare certezze a chi nuota, per piacere o per impegno agonistico. Né all’aperto – la scorsa estate si è distinta come la seconda con il Lido di Villa Olmo chiuso in faccia a comaschi e turisti – né al chiuso. Abbiamo tre piscine pubbliche: Sinigaglia, Casate e Muggiò. Di queste, attualmente, solo la prima è agibile. Casate è sbarrata da inizio settembre e lo rimarrà per almeno cinque mesi; Muggiò è inaccessibile da questa settimana e lo resterà per almeno un mese: occorre rifare il controsoffitto. Risultato: niente attività agonistiche, corsi di nuoto e pallanuoto, bracciate libere per appassionati e, in molti casi, anche per persone che devono fare qualche vasca per motivi di salute. Resta la Sinigaglia, certo, ma pur essendo aperta dal mattino presto fino a tarda sera, non può soddisfare ulteriori richieste. Ci sono gli impianti privati fuori città, ma per l’attività agonistica spesso occorre andare fuori provincia.

Quali sono le ragioni di questa strana legge del contrappasso per la quale una città d’acqua non garantisce certezze natatorie? Il problema non è nuovo ed è, anzi, ricorrente nel tempo. Basti ricordare che la stessa piscina Sinigaglia rimase inagibile per sei anni (2001-2007) a causa di una importante ristrutturazione (poi nel 2011 chiuse di nuovo per il distacco di piastrelle). Lo stesso è avvenuto a Casate, off limits invece per un quadriennio (2002-2005). E Muggiò è già stata interessata da lavori di ristrutturazione un anno fa, con successiva scia di acqua troppo fredda in vasca.

Non possono sempre essere semplici coincidenze. Sembra che Como sconti la persistenza di alcuni problemi ai quali vanno date precise risposte. Prima di tutto con l’adeguata manutenzione degli impianti, che dovrebbe essere costante e programmata e non originata dall’emergere di specifici problemi. Poi con la previsione del naturale ammalorarsi delle strutture, che dovrebbero essere rinnovate e talvolta sostituite costruendone di nuove (antico e noto problema: le risorse…). La mancanza di questo porta con sé la limitatezza delle piscine pubbliche di un certo tipo: oggi ne servirebbero in numero maggiore rispetto alle abitudini della popolazione del passato. E buon per loro che gli sportivi del canottaggio possono sfruttare il lago, non ovunque balneabile, ma almeno vogabile.

Resta la contraddizione di partenza, che non può trovare consolazione nella fotografia, se possibile più pesante ancora, delle palestre cittadine, tale per cui alle centinaia di nuotatori orfani di materia prima, si aggiungono le centinaia di ragazzi impossibilitati a praticare sport “di terra” come pallavolo e pallacanestro.

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