Le scuole dell’infanzia riaprono nell’incertezza. Nel Comasco si registra la carenza di organico

Percosse

Ieri hanno riaperto le scuole materne di Como e provincia. In un clima tutto sommato sereno, con molte cautele, i più piccoli (fascia dei 3 anni) hanno potuto cominciare l’inserimento nelle scuole pubbliche della prima infanzia.
Gli spazi sono stati riorganizzati e messi a norma, ma le preoccupazioni per il futuro non mancano e riguardano soprattutto la carenza di organico.
L’obbligo, infatti, di mantenere gruppi omogenei (le cosiddette “bolle”), così che se un caso Covid dovesse presentarsi solo quel gruppo sarebbe interessato dall’eventuale quarantena, ha obbligato i dirigenti scolastici ad applicare riduzioni di orario.
Per quanto riguarda Como, se l’adeguamento degli spazi è cosa fatta, non ci sono ancora garanzie sull’aumento dell’organico. «Sono stati stanziati 400mila euro di fondi ministeriali per incrementare le modifiche strutturali – spiega l’assessore alle Politiche educative – Alessandra Bonduri – ciascun istituto dovrà gestirsi in base alle esigenze».
«Ci siamo organizzati come negli altri ordini di scuole e abbiamo cominciato ieri con il solito orario graduale dell’anno scorso – spiega Valentina Grohovaz, dirigente dell’Istituto Comprensivo Como Centro Città – abbiamo utilizzato gli spazi all’esterno, predisposto la pulizia delle aule, per quanto riguarda l’organico aggiuntivo siamo in attesa… io ho chiesto collaboratori scolastici e collaboratori della scuola dell’infanzia, al momento quel che ci è stato promesso non è arrivato».
«Per ora tutto per bene ma è il periodo degli inserimenti dei più piccoli, gli appuntamenti sono fissati con i genitori e non sappiamo ancora come andrà quando arriveranno tutti i bambini – dice Michela Ratti, dirigente dell’Istituto comprensivo Como, Lora e Lipomo – abbiamo previsto una riduzione dell’orario se non dovesse esserci un organico adeguato, sono stati autorizzati budget regionali e provinciali, ora l’amministrazione li dovrà indirizzare alle singole istituzioni, qualcosa dovrebbe arrivare…».
A Cantù
Le otto scuole materne di Cantù garantiscono anche gli orari extra (la mattina presto e il pomeriggio). «Il prescuola lo fanno tutti, il post quasi tutti – garantisce l’assessore ai Servizi sociali Isabella Girgi – Abbiamo attivato una commissione per capire quali fossero le esigenze in base agli iscritti per garantire i distanziamenti. Inoltre abbiamo rinnovato la convenzione con cui il Comune aveva sostenuto le paritarie, e sono state anticipate la seconda rata e l’80 per cento della terza rata per aiutare le famiglie dopo la chiusura, abbiamo mantenuto per un anno la stessa convezione di 502mila euro e approvato un contributo straordinario per il Covid nell’ultimo consiglio del 29 luglio. Le scuole hanno utilizzato i fondi per i lavori interni di suddivisione degli spazi e per assumere personale che garantisca il pre e il post scuola, non mi hanno comunicato liste d’attesa».
«Mi sento sicura del lavoro svolto da parte dei dirigenti scolastici e dell’assessorato Lavori pubblici – conclude Isabella Girgi – abbiamo cercato di rendere il più possibile indolore il ritorno dei bimbi a scuola, inoltre i centri estivi sono stati un utile banco di prova. Per le materne credo ci sia stata mancanza di comunicazione con il governo, cerchiamo la massima collaborazione con le famiglie e i problemi, man mano, verranno risolti».
A Olgiate Comasco
«Per quanto riguarda i due plessi di Olgiate – spiega Paola Vercellini, vicesindaco e assessore alla pubblica istruzione del Comune di Olgiate Comasco – sulla copertura di orario siamo ancora in forse, aspettiamo la circolare sui servizi aggiuntivi, inoltre bisognerà agire in base alle direttive del governo, i bambini che vengono prima o che rimangono qualche ora in più non possono essere raggruppati in modo omogeneo come avviene nelle classi, se il diktat è che non si possono mischiare i gruppi-classe anche nelle scuole dell’infanzia, non è pensabile un servizio di orario aggiuntivo. Per quanto riguarda l’adeguamento, sono stati sacrificati spazi all’interno delle scuole come quelli destinati alla psicomotricità, utilizzati dei divisori e differenziati gli ingressi».
«Per ora i più piccolini non si fermano a mensa – continua Vercellini – e piano piano cercheremo di ricominciare, la nostra preparazione è durata mesi e non avevamo mai la certezza che una determinata cosa la potessimo fare o meno. Per quanto riguarda le liste d’attesa si dà la priorità ai residenti in modo da coprire tutte le richieste. Il dirigente, inoltre, ha fatto richiesta di personale amministrativo, tecnico e ausiliario in più, ma per ora non ha ricevuto risposta».

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