Le zone grigie dei colori della pandemia

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

La vicenda dell’arancione rinforzato, anzi rosso pallido, ma per la verità arancionissimo con velature rubizze (avete capito, stiamo parlando dei colori di gravità e della diffusione dell’infezione da Coronavirus), ci ricorda la scuola. Dal cinque al sei, voto nei temi, ma anche nelle versioni di latino e greco. Un grande classico. Sono promosso o bocciato? Però il vicino di banco ha preso 5 e mezzo, e quello della prima fila 6 meno meno. Mi ricordo anche un 6 seguito da cinque volte meno, ma anche un 5 con tre volte più.

A ripensarci adesso erano forse le prime lezioni di sopravvivenza. Non era tanto nella votazione di quel compito che il prof ci ammaestrava, ma era già scuola di vita. Vita italiana ovviamente, con velature democristiane, non a caso eravamo in pieni anni Sessanta e Settanta. L’insegnamento era: l’esistenza è piena di zone grigie. Allora non lo sapevamo, credevamo che vincesse chi arrivava primo, che perdesse chi si piazzava dietro. Eravamo di destra o di sinistra. Ci piacevano le olimpiadi: l’asticella del salto o sta su o cade, vince chi va più veloce. Ma anche nello sport c’erano le eccezioni, nel calcio poi… già allora c’era l’arbitro Lo Bello e c’era la Juventus, ma non andiamo fuori tema, altrimenti mi fanno a pezzi.

Tornando alla similitudine scolastica, su quel “dal cinque al sei” ci giocavamo il permesso di uscire, la vacanza, la paghetta, la bici, la miscela del “cinquantino”. Eravamo bravissimi a far leva sul quel sei appena accennato, nascondendo il cinque, per dare l’idea che sì, in fondo, l’insegnante voleva dire sei.

In realtà era un incoraggiamento, diceva mia madre: “Guarda che è un cinque, ma potresti arrivare al sei”. Erano le prime negoziazioni. Era già la vita, e non lo sapevamo. Restava il fatto che eravamo, anzi ero, scarsissimo nei temi e nelle versioni. E si vede, dirà il lettore!

L’indecisione dei colori ricorda anche la conta prima di iniziare un gioco con i bambini: “Arrivo al 10… 7, 8, 9, 9 e mezzo, 9 e tre quarti, quasi dieci” per dare il tempo di nascondersi.

Ora però, tornando alle vicende attuali legate all’epidemia: cosa vuol dire arancione rinforzato? Già uno si aspetterebbe bianco o nero, aperti o chiusi. Vada per il giallo, via di mezzo, esageriamo pure con l’arancione, come a dire “guarda che ci sei, che ti ho preso, che sei pieno di infezioni cioè”, ma arancione rafforzato sa molto di 6 con quattro volte meno, o quello che volete voi.

Certo che sappiamo che cosa ci sta dietro, certo che quel “rinforzato” vuol salvare le penne, ed una minima parte di fatturato, di qualche commerciante o esercente (peccato invece che alle scuole, vera emergenza presente e futura, si pensi un po’ meno), ma accidenti, se non abbiamo certezze nelle decisioni operative, lo sbando è assicurato.  Ed alla fine il risultato è uno solo: liberi tutti. Dà fastidio sentirlo, ma finché non sarà domata la pandemia, non ripartiranno né il lavoro né i fatturati. Nei casi gravi non servono pannicelli caldi, se il medico è incerto il malato muore.

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