Lega, dopo il congresso un nuovo inizio. Sul Lario tutti con Bobo Maroni

Il dopo Bossi – Parlano i dirigenti del Carroccio comasco
Il bossiano Armando Valli: «Ci aspettiamo fatti concreti»
Ufficialmente archiviata l’era Bossi, per la Lega Nord si apre un nuovo capitolo la cui rubrica porta il nome di Roberto Maroni, eletto con voto quasi unanime nuovo segretario federale.
La leadership dell’ex ministro dell’Interno è stata accolta con favore dai militanti e dai delegati del congresso di Assago. Tra loro anche molti leghisti comaschi, compatti nel sostenere Maroni e il suo progetto di rilancio della Lega.
Un rilancio che si deve basare non tanto sugli slogan urlati ma
soprattutto sui contenuti, come dice Nicola Molteni, deputato leghista. «Il congresso di domenica è stato qualcosa di vero, autentico e la ripresa per il movimento non può che partire con un leader come Maroni. Si tratta di “scongelare” i voti che gli elettori non ci hanno concesso proprio per la crisi interna della Lega. Per recuperarli dobbiamo abbandonare le frasi vuote e ripartire dai contenuti».
Contenuti che, secondo Molteni, devono tornare a interessare il ruolo di movimento popolare, di sindacato territoriale che il partito aveva, per riprendere a parlare della questione settentrionale: «tornare alle radici sulle quali la Lega si basava all’inizio. Unendo l’esperienza e l’entusiasmo di Maroni con la risorsa costituita da una segreteria politica giovane possiamo rilanciare il movimento dandogli, inoltre, un carattere più collegiale, democratico come il congresso di Assago ha dimostrato».
Di nuovo inizio, nuova speranza, parla anche il segretario provinciale Cristian Tolettini. «L’elezione di Maroni rende evidente che la Lega è una grande famiglia dove si guarda al bene della collettività e non all’interesse del singolo. Una famiglia compatta qualsiasi cosa dicano i nostri detrattori». Un Carroccio pronto a ripartire verso destinazioni come la regionalizzazione del debito, la critica ferrea al governo Monti ed eventualmente l’abbandono di Parlamento, Rai e doppi incarichi. «Questa nuova fase permette di tornare ad avere una spinta verso nuove iniziative – dice Tolettini – Riconosciamo il governo tecnico di Monti come un nemico del Nord e ci impegneremo per favorirne la caduta. E allontanandoci da Roma e dagli incarichi vogliamo tornare alle origini. È evidente come la vita romana abbia indotto alcuni ad adagiarsi».
L’opposizione all’autorità centrale – e centralista – di Roma non è stata mai un punto celato nel programma della Lega, ma è un argomento che dopo il congresso di Assago sembra tornare alla ribalta, anche nelle parole di Dario Bianchi, consigliere regionale lombardo.
«Il nostro cavallo di battaglia rimane la questione settentrionale. Monti e Napolitano non vogliono riconoscere che i problemi rimangono e non fanno altro che acuirsi. Con l’introduzione di un Senato federale molte problematiche verrebbero risolte. Non è possibile chiudersi a un’ipotesi federale soltanto perché nella Costituzione è scritto così».
Stando a Bianchi, se il popolo del Nord desidera una condizione di federalismo, o eventualmente, la secessione, non si può che assecondarlo. «La Costituzione può cambiare come cambia ogni cosa umana». Il federalismo o il secessionismo si legano all’attuale modello europeo. «Siamo convinti che nell’Europa dei popoli si debba parlare di macroregioni, non di nazioni. Macroregioni costituite in base all’affinità che può esserci tra popoli vicini, quelli del Nord Italia, della Svizzera e della Baviera, ad esempio».
I commenti degli esponenti leghisti comaschi sembrano riprendere in modo deciso i temi cari al “vecchio partito”, quello anteriore alla crisi di credibilità avvenuta con gli scandali più recenti.
Puntare sulla concretezza è un punto supportato anche dal senatore Armando Valli, il meno vicino a Maroni. «Sono cresciuto con Bossi – ammette Valli – Adesso che si è concluso il congresso valuteremo sia lo statuto sia il nuovo segretario. L’importante è tenere presente che le persone si aspettano i fatti concreti».

Matteo Congregalli

Nella foto:
Da sinistra: Edgardo Arosio, Roberto Maroni, Nicola Molteni e Cristian Tolettini

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