Legno-arredo e rigenerazione urbana per il rilancio

L'architetto Silvia Botti

La direttrice di “Abitare”, rivista giunta al numero 600, sprona i comaschi

In un momento di incertezza una voce che invita alla speranza è benvenuta. Silvia Botti, giornalista e architetto luganese, dirige da sei anni la prestigiosa rivista di Rcs “Abitare” dedicata all’architettura d’interni così come alla riqualificazione degli spazi urbani.
«Ci siamo da sessant’anni – dice Silvia Botti – lungo percorso in cui “Abitare”, fondata da una donna che non era né architetto né giornalista, Piera Peroni, ha avuto la forza e la capacità di attraversare le varie epoche riuscendo a coglierne sempre gli aspetti di trasformazione. Siamo nati come rivista di rottura in anni di rivoluzioni sociali importanti e abbiamo saputo imporci con autorevolezza: la rivista selezionava la pubblicità, doveva essere in linea con i contenuti. Insomma una operazione qualità di alto livello. Abbiamo traghettato l’Italia del mobile e della casa dagli anni del boom a quelli della crisi petrolifera, abbiamo interpretato il grande fenomeno del design degli anni Ottanta, il successo del Salone del Mobile e, con la direzione di Stefano Boeri, anticipato il fenomeno delle archistar con monografie di grande successo».
Con la pandemia l’abitare è di grande attualità: costretti tra quattro pareti domestiche, ripensiamo i nostri spazi di vita e lavoro. Il 2021 sarà l’anno della casa.
«E in questo nostro lungo viaggio – dice Silvia Botti -il territorio comasco con la filiera del legno-arredo è stato sempre presente sulle nostre pagine e continuerà ad esserlo perché ha potenzialità enormi. Oggi l’abitare è più fluido che in passato, il digitale ci sfida a vivere spazi in cui non distinguiamo più il pubblico dal privato, il relax dal lavoro. È “casa” anche l’ambiente pubblico e in tal senso il distretto produttivo della Brianza è stato, è e sarà per noi assolutamente protagonista del dibattito sull’arte del costruire e dell’abitare. In Brianza oggettivamente è nato il cuore delle grandi innovazioni del design, con artigiani che hanno saputo parlare grazie a committenze d’autore un linguaggio internazionale e conquistare il mondo interfacciandosi con i migliori designer. Certo, il settore specie in primavera con il primo lockdown ha risentito della crisi, ma ora che la casa è tornata al centro degli interessi delle persone il mercato del mobile torna a crescere e la vostra provincia è chiamata di nuovo a un ruolo da protagonista. Può contare su una filiera corta, non deve far venire materie prime dalla Cina, tanto per fare un esempio. Anche in un momento di crisi come quello del marzo aprile scorsi in cui la logistica mondiale è saltata, il sistema del mobile ha tenuto. E ora affronta a testa alta le grandi sfide: sostenibilità (in ogni senso, nell’uso dei materiali e nella produzione di beni durevoli e non effimeri o scadenti) e digitalizzazione, che significa efficienza nella gestione degli ordini e nei rapporti con i clienti. Il distretto storico del mobile saprà farcela».
Tra le grandi sfide “Abitare” racconta anche la rigenerazione urbana e il Lario, e in particolare Como, è un laboratorio aperto in tal senso, basti pensare alle tante aree dismesse su cui si discute, con pochi risultati va detto, da tempo. «Anche qui il Comasco ha una marcia in più – ci sprona Silvia Botti – La pandemia ci ha a fatto aprire gli occhi proprio sugli spazi pubblici, un uso intelligente dei quali è la vera ricchezza di ogni territorio. La rigenerazione come la intendiamo noi non è conservazione a tutti i costi: il virus che ha fatto recuperare concetti di un tempo con l’igiene ambientale, l’architettura sociale, il distanziamento in spazi aperti. Rigenerare una città è l’occasione d’oro per innalzare la qualità della vita in una comunità e Como ha tanti banchi di prova e un patrimonio architettonico eccezionale che deve incitarvi ad accrescere la qualità della città come avviene per i mobili: proprio nel segno della sostenibilità e della tecnologia digitale. Mai come oggi un’area dismessa, prendete esempio da quanto ha saputo fare Milano, può essere una occasione di sviluppo. Como ha tutte le carte in regola: vocazione industriale e tecnologica, alto valore del paesaggio, forte dimensione europea ribadita su più fronti ma anche una memoria antica e radicata, per l’architettura dal Romanico al Razionalismo. Siete la città di Antonio Sant’Elia e Giuseppe Terragni , un campionario di storia del Novecento dove non conta solo il lungolago ma una sommatoria di elementi di pregio diffusi. Siatene degni».

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