L’elefante della burocrazia

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di Giorgio Civati

Più fortunati che bravi, noi comaschi, in tema di turismo. La notizia che il Lido di Villa Geno (al contrario di quello di Villa Olmo) resterà chiuso per questioni burocratiche non può che generare sconforto e frustrazione in quanti vedono per il Lario un ruolo di primo piano nella ricettività, nel turismo, nello svago. Riportano infatti le cronache recenti che l’apposita commissione tecnica non ha ancora decretato l’affidamento della struttura, scegliendo tra le proposte arrivate. Che, va sottolineato, erano due, non qualche centinaio. Certo fortunati ad avere certi “affacci”, panorami e ambienti da cartolina. Altrettanto certamente poco capaci se una intera estate verrà fatta passare con un lido chiuso per lentezze e ritardi della “macchina” comunale. È infatti il Comune di Como a dover gestire l’assegnazione del lido di Villa Geno, ed è palazzo Cernezzi – salvo accelerazioni dell’ultimissimo minuto – ad alzare più o meno bandiera bianca. Anche e si dovesse arrivare all’assegnazione in pochi giorni, il lido richiede lavori e interventi previsti nel bando pubblico che il gestore non può però certo improvvisare. Da qui il rischio più che reale di un’estate “persa”. Per gli imprenditori che intendevano cimentarsi nella gestione ma anche per la città, i comaschi, tutto il territorio. Fosse uno dei tanti bagni della riviera romagnola, potrebbe non essere una grande perdita. Vista la scarsità di aree del genere non solo a Como ma un po’ ovunque sul lago, Villa Geno chiusa non è accettabile. Ed è anche la conferma di una lentezza assurda della struttura burocratica cittadina. Non una “colpa” politica, perché non deve certo essere il sindaco o l’assessore a portare avanti una pratica come quella dell’assegnazione della gestione di un lido. Ci sono uffici preposti, funzionari e personale deputati a fare le cose, dopo che gli amministratori hanno deciso. C’è tutta una organizzazione che deve mettere in pratica le decisioni prese, che addirittura può e deve intervenire senza il “la” politico. Eppure tutto questo a Como incontra molti ostacoli, mostra infiniti limiti. È pur vero che sta al vertice la responsabilità di far funzionare la struttura sottoposta, ma è anche evidente che per molti aspetti gli amministratori cittadini – che hanno sicuramente colpe loro, direttamente, in alcuni casi – non dovrebbero arrivare a sollecitare la posa di qualche badilata di asfalto per chiudere una buca e nemmeno spingere una commissione tecnica a deliberare in fretta perché l’estate è alle porte. Insomma, l’impressione è che la più grossa azienda della città per numero di dipendenti e di budget, il Comune di Como appunto, non funzioni come dovrebbe. Mario Landriscina lo aveva timidamente accennato qualche mese fa per altre vicende, ora la vicenda del lido di Villa Geno probabilmente chiuso tutta la prossima estate per ritardi burocratici lo conferma.

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