Lenta, continua, inarrestabile. La corsa del franco svizzero non si ferma

Franco Svizzero

Non si ferma l’ascesa continua del franco svizzero. Lenta, ma inarrestabile, la corsa della moneta elvetica potrebbe essere ulteriormente sostenuta dalla crisi legata al rischio coronavirus.
Nelle ultime settimane il franco ha fatto segnare contro l’euro un rialzo di quasi il 2%, che diventa 5,5% se il raffronto viene fatto su base annua. Alla chiusura di venerdì scorso, con un euro era possibile acquistare 1,0689 franchi. Era dall’aprile di tre anni fa che la moneta unica non scendeva sotto quota 1,07.
Tutto questo nonostante le autorità monetarie di Berna continuino a fare di tutto per scongiurare il rafforzamento della valuta rossocrociata.
Il governatore della Banca Nazionale Svizzera (Bns), Thomas Jordan, intervenendo pochi giorni fa al Forum di Davos, ha ribadito di voler mantenere i tassi negativi, anche per scongiurare un ulteriore apprezzamento del franco, ma ha anche aggiunto di non vedere il bisogno di imporre un nuovo cambio minimo, almeno «non per il momento». In realtà, la Bns già oggi ha nelle sue riserve una quantità enorme di euro e nelle intenzioni di Jordan non c’è, ovviamente, l’ulteriore acquisto di moneta unica sul mercato finanziario.
In ogni caso, il franco svizzero si sta avvicinando alla barriera di 1,05 contro euro, la stessa che gli operatori e gli esperti di cambi giudicano come soglia naturale.
La stessa Bns, secondo alcuni commentatori della piazza finanziaria elvetica, avrebbe ipotizzato il cambio a 1,05 come punto di arrivo di una possibile politica monetaria dei prossimi mesi.
Il franco svizzero è considerato, alla stregua dell’oro e dello yen giapponese, un bene rifugio. Questa forza deriva da molti fattori: la stabilità del sistema politico e la solidità del sistema economico-sociale, che garantiscono gli investitori in modo quasi totale (basti pensare che l’inflazione elvetica cumulata nell’ultimo quinquennio è stata di poco superiore allo zero, quella nell’eurozona ha sfiorato il 5%).
Altro fattore è l’afflusso di capitali esteri nelle banche elvetiche, in continua crescita. Come detto, anche le varie crisi che nel mondo creano preoccupazione e talvolta panico – l’ultimo esempio è il coronavirus cinese – contribuiscono a rafforzare l’immagine tranquilla e solida della cassaforte alpina rossocrociata.
Sull’apprezzamento dello yen e del franco svizzero scommettono anche gli analisti della ginevrina Union Bancaire Privée (Ubp), che alcuni giorni fa hanno presentato a Lugano le loro previsioni. Secondo la Ubp, il dollaro americano nel 2020 scenderà lievemente a causa del possibile rallentamento dell’economia Usa e del taglio dei tassi di interesse decisi dalla Federal Reserve. tassi che, a detta degli esperti della banca ginevrina, saranno ulteriormente ridotti soprattutto a causa della crescita dell’inflazione.
A fronte di questa discesa del dollaro ci sarà un rialzo delle valute considerate beni rifugio, ovvero lo yen giapponese e il franco svizzero.

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