Gli italiani e la Svizzera, l’indagine. Ecco perché prevale il rapporto di odio-amore

Bandiera Svizzera

Che cos’è la Svizzera vista da lontano? E quanto è diversa la percezione della Confederazione tra chi vive al confine e chi, invece, ha in mente soltanto luoghi comuni come la mela di Guglielmo Tell, la mucca viola o l’orologio a cucù? La domanda potrebbe sembrare oziosa. Ma poi si scopre che è la stessa Svizzera a cercare una risposta. A interrogarsi cioè sulla sua immagine all’estero e a voler capire perché il profilo del Paese alpino sia contrassegnato da differenze alquanto sostanziali da una nazione all’altra.
Tre giorni fa, sul sito del ministero degli Affari Esteri di Berna, è stata pubblicata l’ultima indagine di Presenza Svizzera sulla «Immagine all’estero» della Confederazione.
Presenza Svizzera è una struttura federale cui è stata affidata la responsabilità dell’immagine del Paese alpino all’estero. Una sorta di dipartimento ufficiale che ha l’obiettivo di «realizzare la strategia della comunicazione internazionale del Consiglio federale», ovvero il governo elvetico. Tutto molto serio. Tutto molto rigoroso.
Gli analisti di Presenza Svizzera monitorano i media di tutto il mondo, controllano in maniera capillare i canali social, tentano di correggere quelle che, a loro avviso, potrebbero essere le storture e le incomprensioni del modello confederato. Un lavoro – si legge nella pagina ufficiale online della struttura – finalizzato a «tutelare gli interessi svizzeri all’estero utilizzando gli strumenti delle pubbliche relazioni». Può sembrare incredibile che qualcuno lo ammetta così candidamente e in modo aperto, ma «Presenza Svizzera promuove la diffusione di conoscenze generali sulla Svizzera, si adopera per suscitare simpatie verso il nostro Paese e metterne in evidenza diversità e attrattive». Insomma, una «unità amministrativa» – così viene definita dal punto di vista tecnico – interamente orientata al marketing internazionale.
Ora, la cosa curiosa che emerge dal rapporto pubblicato lo scorso 30 gennaio è che gli italiani non sembrano amare troppo la Svizzera. Secondo il Nation Brands Index (Nbi), progettato da Anholt Ipsos, nel 2019 la Confederazione Elvetica ha infatti «ottenuto le migliori valutazioni in Germania, Cina e Russia, dove è particolarmente apprezzata per la competitività del sistema Paese e la sua qualità di vita, nonché per il suo sistema di governo. I giudizi più scarsi provengono invece da Svezia, Regno Unito e Italia».
Perché questo accada, nella ricerca non è spiegato in dettaglio. Certamente, la Svizzera è tuttora associata alla sua storia di forziere del mondo. «La piazza finanziaria elvetica – si legge nel rapporto online – continua a fare notizia, nel bene e nel male. La copertura mediatica estera ha spesso sottolineato in modo positivo le condizioni quadro della Svizzera per le innovazioni digitali che interessano il settore finanziario, come Libra, ma ha anche riattivato a più riprese stereotipi negativi».
Curiosità assoluta, nel 2019 «sui social media la percezione della Svizzera» è stata però «fortemente influenzata dalla mozione di una commissione del Consiglio nazionale (il Parlamento di Berna, ndr), che ha incaricato il Consiglio federale di introdurre un divieto di triturazione di pulcini vivi. L’adozione della mozione da parte del Consiglio nazionale, a marzo, ha avuto enorme risonanza sui social media. Un’eco analoga ha accompagnato l’adozione della mozione da parte del Consiglio degli Stati e la decisione con cui, nel mese di ottobre, il Consiglio federale ha deliberato la conseguente modifica dell’ordinanza sulla protezione degli animali».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.