L’errore nel nome di Pacifici, deportato ad Auschwitz. La pietra d’inciampo doveva essere posata nel Giorno della Memoria

Aldo Raffaello Pacifici

Una pietra d’inciampo in memoria di Aldo Raffaello Pacifici, cittadino comasco, residente a Ponte Chiasso in via Brogeda e deportato in seguito alle Leggi razziali ad Auschwitz, dove perse la vita. La giunta cittadina ha accolto la mozione presentata nei mesi scorsi dal gruppo consiliare di Svolta Civica, che chiedeva, appunto, la realizzazione di una pietra d’inciampo in memoria di un deportato comasco per non dimenticare una delle più grandi tragedie dell’umanità.
Peccato, però, che un refuso nella targa rischia ora di rallentare la posa della pietra. Il nome della vittima è stato scritto in modo errato, “Raffello” al posto del corretto Raffaello.
«La pietra è stata realizzata dall’artista tedesco Gunter Demnig – spiega l’assessore ai Servizi demografici e al Patrimonio di Palazzo Cernezzi, Francesco Pettignano – autore di circa 70mila pietre d’inciampo collocate in diversi Paesi europei. Ora rimanderemo indietro la pietra e faremo rifare la targa».
Poi assicura: «Intanto consegneremo, in maniera simbolica, la pietra d’inciampo al nipote di Pacifici nel Giorno della Memoria, il prossimo 27 gennaio in biblioteca». La volontà di rendere omaggio a un deportato comasco risale allo scorso mese di gennaio quando Vittorio Nessi (Svolta Civica) presentò un’apposita mozione.
«L’ispirazione è arrivata a gennaio, in occasione della Giornata della memoria e dopo aver letto il libro “La memoria rende liberi” scritto da Liliana Segre – aveva detto Nessi – Il 29 gennaio (del 2019, ndr), abbiamo presentato la mozione per chiedere una Pietra d’inciampo dedicata a un deportato comasco. Il ricordo è destinato a sfumare, la memoria invece rappresenta qualcosa di vivo, un insegnamento continuo. Un bene prezioso che le istituzioni e i cittadini devono preservare».
Queste le parole che avevano fatto scattare la procedura, chiusa, con un errore, lunedì sera in consiglio comunale.

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