Musei e luoghi della cultura a Como, le guide chiedono un cambio di passo

Villa Olmo

Tesori e collezioni da valorizzare, il dilemma della cultura a Como. I nodi vengono al pettine: tanti luoghi da incentivare e far conoscere, ovvero i musei civici del capoluogo, e un monumento giustamente considerato la “casa” della cultura cittadina, Villa Olmo sul lungolago, visitato da tanti turisti anche se è vuoto e tuttora parte di un compendio che è un cantiere e aspetta l’arrivo di una fondazione pubblico-privata che ne gestisca i destini.
Le guide turistiche di Como sottolineano che sull’ambito della filiera dell’accoglienza è finalmente l’ora di fare sistema e risolvere le criticità che sono ormai giunte al pettine e impediscono alla macchina di produrre profitti come è in grado di fare e come meriterebbe.
Per Marta Miuzzo, che fino a tre anni fa è stata a lungo presidente dell’associazione di guide “Mondo Turistico” ora presieduta da Rita Annunziata, «Villa Olmo in via Cantoni è un unicum, è un gioiello da sfruttare al meglio, ha una posizione invidiabile, un parco storico, gioielli d’arte da raccontare ed è sull’asse virtuoso del “chilometro della conoscenza” che la lega ad altre storiche dimore come Villa del Grumello, quindi gode di una posizione di rilievo davvero strategica. Ma non è affatto organizzata per l’accoglienza turistica, certo ci si arriva in vario modo, oltre che in auto anche a piedi e con i mezzi pubblici, ma serve chi se ne occupi a tempo pieno. È l’emblema di tante possibilità che ha la città di Como e che vengono sfruttate solo in occasione di eventi temporanei come le mostre».
Mondo Turistico annovera una cinquantina di guide e sta preparando la “Giornata delle guide” di fine febbraio (sono un centinaio quelle con autorizzazione regolare operanti nel nostro territorio) nell’ambito della campagna nazionale e non manca di comprendere Villa Olmo nei suoi tour. «Anche molti comaschi rivelano di non sapere bene quanto valga Villa Olmo – conclude Marta Miuzzo – E in molti quando vengono a frequentare le nostre visite guidata apprezzano i suoi tesori ancora poco sfruttati».
«Villa Olmo aperta anche d’inverno è una ottima opportunità e andrebbe assolutamente incentivata come meta, gli operatori agli Infopoint la suggeriscono spesso anche quando non ospita eventi», le fa eco un’altra guida, Giusi Lucini.
Amplia invece lo sguardo Roberta Caprani, forte di una esperienza di 25 anni nell’“Associazione guide a accompagnatori turistici” di Como che annovera una trentina di operatori sul territorio. «Il turismo nel 2019 ha avuto a Como un’impennata e non mi stupiscono i numeri annunciati dal Comune con il boom di Villa Olmo anche se priva di eventi al suo interno. Se aumenta la domanda turistica il pubblico affolla anche questi luoghi di pregio, altro discorso andrebbe fatto invece sui musei che vanno radicalmente rinnovati». L’operatrice insiste su un punto: Como dall’anno di Expo in poi è ormai entrata stabilmente come meta dei tour operator in area lombarda: «Chi arriva o parte da Malpensa sa che passa anche da Como, e magari nello stesso tour ha come mete Milano e Venezia. Siamo in tale ambito. Per questo va migliorata la fruibilità di luoghi d’arte che sono il nostro fiore all’occhiello, penso a Villa Olmo e ai musei naturalmente, ma anche al pessimo biglietto da visita costituito dalla mancanza di infrastrutture essenziali come i bagni pubblici. Li avevamo all’epoca di Plinio il Vecchio, mancano nel XXI secolo dopo Cristo».
«Il mercato turistico è in crescita – rimarca Roberta Caprani – nel nostro gruppo non so come abbiamo fatto a reggere con la domanda l’anno scorso, e per il 2020 la fatica se possibile aumenta, abbiamo già tantissime date chiuse e prenotate. Non è mai successo. Detto ciò, non intendo aggregarmi al coro di chi vede solo il bicchiere mezzo pieno. C’è da lavorare e molto, ma i risultati sono alla nostra portata. Como è parte dell’Italia, e il futuro economico dell’Italia è il turismo, deve solo esserne consapevole, e pertanto dotarsi di una cabina di regia come si deve, e di cui si sente sempre più la mancanza».

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