Lesioni gravi al figlio circonciso: in due a processo

In aula il medico e il padre del bimbo di 6 anni
Secondo la tesi della Procura, che ne ha chiesto e ottenuto il processo, quell’intervento non fu affatto effettuato per una fimosi, bensì per motivi religiosi. Una vera e propria circoncisione cui la madre della vittima, un bambino di appena 6 anni, era tra l’altro contraria.
Con le accuse di lesioni dolose gravi (il piccolo ha riportato danni permanenti e irreversibili) sono così stati rinviati a giudizio il medico che eseguì l’intervento – un siriano di 62 anni residente a Cabiate

– e il padre del piccolo, un tunisino di 36 anni residente a Torino.
La storia risale al luglio del 2009, e ha come antefatto il litigio tra marito e moglie (italiana) per la volontà dell’uomo di eseguire la circoncisione al figlio.
Un intervento dettato da motivi religiosi cui la donna si oppose.
Litigi che proseguirono e che portarono alla separazione della coppia, di cui non si forniscono altri dati per proteggere l’anonimato della vittima minorenne.
Il marito, tuttavia, non si arrese e approfittò del giorno a lui dedicato nel curare il piccolo per raggiungere in macchina uno studio medico di Cabiate dove l’intervento venne comunque praticato, tra l’altro senza una anestesia totale (come previsto, secondo la Procura, per i bambini di 6 anni) ma con una anestesia locale.
Una operazione che, come rilevato dal pubblico ministero che ha curato il fascicolo (il sostituto procuratore Massimo Astori), arrecò al piccolo anche danni permanenti tali da costringerlo ad un nuovo intervento.
La vicenda è così approdata in aula, di fronte al giudice dell’udienza preliminare Luciano Storaci che ieri mattina, sentite le parti, ha optato per il rinvio a giudizio. Il processo di fronte al collegio di Como andrà in scena il prossimo 27 marzo.
Secondo la difesa degli imputati quell’intervento non fu realizzato per motivi religiosi bensì – come riportato dalla cartella clinica – per risolvere un problema di fimosi. Motivo per cui al medico di Cabiate il pubblico ministero ha contestato anche il reato di falso.

Mauro Peverelli

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