L’ex capo di gabinetto di Como Filippo Scibelli contro il Comune: «Reintegro e risarcimento»

© A. Nassa | Il nuovo capo di gabinetto Filippo Scibelli

Licenziamento illegittimo, reintegro nel ruolo di dirigente e risarcimento del danno patito dal giorno dell’allontanamento secondo quanto previsto dal contratto.

Sono queste le richieste formulate ieri di fronte al giudice del lavoro, Barbara Cao, da Elisabetta Di Matteo, legale che assiste l’ex colonnello dei carabinieri Filippo Scibelli che all’inizio del 2018, nel giro di due settimane, era stato prima assunto come capo di Gabinetto del Comune di Como e poi allontanato per motivi di incompatibilità.

I legali di Palazzo Cernezzi, al contrario, hanno chiesto di respingere tutte le istanze in quanto infondate.

Non si conosce la data in cui verrà resa nota la decisione nel merito. La vicenda è giunta nel palazzo di giustizia di Como dopo che la conciliazione non aveva sortito effetto.

Dopo l’assunzione e l’allontanamento di Scibelli, la decisione era stata impugnata. Nella prima udienza, che risale allo scorso novembre, il giudice aveva avanzato una proposta conciliativa. Il Comune avrebbe però proposto, per “chiudere” la vicenda, una cifra lorda più bassa del netto che era stato fissato dal giudice (40mila euro lordi contro 50mila netti). Accordo che dunque non era stato raggiunto.

Il giudice aveva quindi rinviato tutto all’udienza di ieri per entrare nel merito della questione. Cosa che è stata fatta fino alla presentazione delle rispettive richieste. Il Comune, con la sua scelta di non conciliare, ha confermato la propria convinzione di aver agito correttamente, ma bisogna pure ricordare che all’epoca dei fatti fu proprio il legale di Palazzo Cernezzi, Marina Ceresa, ad ammettere nel corso di un incontro di aver sbagliato ad assumere Scibelli. «Ho mal letto quella che sembrava una deroga concessa da una norma – aveva spiegato nel corso di una commissione. Mi era rimasto un dubbio e quando ho controllato mi sono resa conto dell’errore. Ho fatto l’assunzione pensando che fosse giusta la mia prima interpretazione».

La parola finale sul braccio di ferro, in corso da mesi, spetterà ora al giudice.

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