Lezione di moda e design al Melotti di Cantù

Andrea Branzi, lavoro comasco anticipato da rivista Interni

Lezione di design e moda a suon di rock, con in sottofondo brani di Jerry Lee Lewis e Muffin man, capolavoro di Frank Zappa. Sono stati ospiti martedì scorso del percorso didattico “Le officine dei sensi”, a cura dei professori Daniela Cairoli e Alfredo Taroni, in modalità telematica, il designer e architetto di fama internazionale Andrea Branzi e la moglie Nicoletta Morozzi, direttrice del dipartimento moda presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.
Branzi ha presentato la sua tesi di laurea acquisita dal Centro Pompidou, presentata a Firenze nel ’66, che proponeva il progetto di un grande luna park permanente dentro a un ipermercato e dentro a una discoteca. Si è così tornati alle origini del gruppo Archizoom, di cui Branzi fu pilastro, con Firenze capitale delle nuove tendenze del design italiano e internazionale. La “generazione esagerata” di cui parla Branzi nel suo omonimo libro ha gettato i semi di una nuova modernità che ha avuto il coraggio di immaginare nuovi scenari sociali, culturali, architettonici e urbanistici. Branzi ha poi parlato del suo incontro con Milano, grazie a Elio Fiorucci e alla collaborazione con Ettore Sottsass e riviste come Domus e Casabella. Oggi nel mondo del design c’è sempre più bisogno di punti fermi, di ragionare sulle teorie, per Branzi: il design, a differenza di altre discipline artistiche come la letteratura o l’arte, non è cambiato con i cambiamenti della società e non si è mai occupato dei grandi temi esistenziali dell’uomo. Cosa che secondo Branzi è importantissima, così come è importante che «ogni studente diventi esploratore di se stesso. La scuola deve formare degli autodidatti, questo perché la società è sempre più fluida» ha detto Branzi. Concetto sottolineato con forza anche dalla dirigente del Melotti Anna Proserpio.
Branzi non ha mancato di proporre una carrellata dei suoi progetti di design, che trovano a Como un partner importante sotto il profilo artistico con l’atelier litografico Lithos.
Da parte sua Nicoletta Morozzi ha tessuto un elogio della moda intesa come storia di trame, appunto di tessuti che come strutture forti e coese tengono insieme fili molto diversi e educano all’apertura e alla connessione, al dialogo tra culture. «Solo insieme siamo capaci di far fronte agli eventi come la pandemia» ha detto. E ha portato vari esempi che fanno capire come l’arte del tessuto, sempre fondamentale anche per il Comasco, lega fortemente realtà diverse del pianeta: si trovano gli stessi linguaggi estetici in uno spartito di John Cage e in un tessuto berbero ad esempio. E se mettiamo accanto alla piantina di Manhattan uno schema per il ricamo a fuselli tipico del Canturino, troviamo affinità interessanti. Ogni tessuto è un insieme di elementi culturali profondi. questo l’insegnamento di Morozzi, che può inglobare mondi e visioni del mondi. «I motivi ornamentali che decorano i tessuti da sci norvegesi come i golf di lana riprendono modelli di tappeti mediorientali o del Nordafrica» ha detto. Così una trama è il ritratto del mondo.

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