Lezione di poesia con Luigi Picchi al Carducci

Miriana Ronchetti durante un recital al Carducci di Como

Si chiude martedì  prossimo 20 ottobre alle ore 18, il piccolo ciclo presso il Carducci a titolo “Il mestiere del poeta”.

Dopo l’incontro condotto dal Presidente del Carducci, professor Manlio Siani, sulla poetica di Giosue Carducci, a cui è intitolata l’Associazione, e dopo l’incontro con la poesia Scapigliata di matrice comasca, illustrata da Tiziano Ramagnano venerdì scorso, è la volta ora di un poeta comasco contemporaneo: Luigi Picchi.

Nato nel 1969 a Como dove insegna, Picchi si è cimentato da oltre 20 anni nella produzione poetica: uno dei suoi primi libri, “Tempo minore” è stato pubblicato nel 1996, sono seguiti “Amore coniugale nell’antica Roma” (2005), “Ierofanie Naturali. Sacro e natura nell’antica Roma” (2008), “Antiqua lux” (2018), intervallate da studi, articoli, recensioni, traduzioni quali “Il libro delle api” (2013), la monografia su “Plinio il Vecchio” (2019).

La parafrasi poetica di alcune lettere dello splendido Plinio il Giovane, dispiegata in Ierofanie, secondo Giancarlo Pontiggia, che spesso commenta il nostro Picchi, mostra “qualcosa di argenteo, un sentore ombroso e boschivo diIimpero che già sembra volgere al tramonto in questa rilettura, a quasi due millenni di distanza”, mentre altri hanno parlato della sua poetica quale “umanesimo scientifico”.

Luigi Picchi è amante del latino e del mondo classico e molti suoi lavori hanno al centro proprio questa dimensione e l’ultima produzione in “Antiqua Lux” riflette ed evoca al lettore la luce calda del Mediterraneo classico, il biancore dei templi, l’aura immota e tuttavia viva perché resa moderna dal linguaggio. “Facendosi antico – come scrive ancora Pontiggia – l’animo di Picchi coglie il silenzio di un bosco, il mormorio di un’acqua, l’armonia di un cielo stellato, la maestà dei moti naturali, il fulgore della luce …” e così passano davanti ai nostri occhi, rivisitati e sorprendentemente moderni  (ma senza stonature e con grande equilibrio e naturalezza) gli antichi Lucrezio, Plinio il giovane, Ottavio, Silio Italico, Ovidio, con una “finezza di scrittura, una qualità del ritratto, una raffinatezza architettonica” tale da avvincere il lettore, anche il più distratto.

Tuttavia, malgrado queste premesse, Picchi è chiamato al Carducci non per ricevere un elogio critico dal pubblico, bensì per spiegare agli uditori che vorranno intervenire (previa prenotazione) con quali mezzi,  con quale iter lavorativo egli medita, progetta, inventa, scrive, rielabora la sua poesia.

Attraverso la testimonianza attuale e reale di chi si cimenta in questo “lavoro e mestiere”  in uno svolgersi di azioni tutt’altro che chiare ai profani, si tenterà di mettere in luce quali siano le condizioni, i canoni, gli schemi (se ce ne sono), l’uso del linguaggio, il lavoro di lima, l’eliminazione di errori nel  “far” poesia, buona poesia,  nel secondo millennio e cioè come si fa e si impara a fare il “mestiere del poeta”.

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