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Libri e media, identità forti nel mondo di oggi

Che ne sarà dei libri e dell’informazione culturale, al tempo della pandemia? Lo abbiamo chiesto a Francesco Cevasco, penna autorevole del “Corriere della Sera” dove ha diretto le pagine culturali. Cevasco è amico di lunga data di Como e della sua cultura, ed è giurato del premio letterario internazionale “Città di Como” di cui è in corso la settima edizione.«Spesso gli amici per pigliarmi un po’ in giro mi chiamano “Nostradamus” perché sono piuttosto incline a previsioni pessimistiche. Di questi tempi però parlando di editoria, libri e informazione mi dico invece ottimista, e non per istinto ma per ragionamento. Dobbiamo constatare – dice Francesco Cevasco – che in questi tre mesi di lockdown un sacco di gente che considerava i libri poco più di oggetti da arredamento, tanto da impilarli in base ai colori o all’estetica senza coltivare alcuna autentica passione per la lettura, ha scoperto che hanno contenuti, e che vale la pena ascoltarli. Anche a me è capitato di riscoprire libri che non rileggevo da tempo come i Tre racconti di Gustave Flaubert che ricordo di avere letto per la prima volta da giovane. È stato un dono imprevisto dell’emergenza e adesso che si può tornare di nuovo in libreria penso che a molti sia venuta la voglia di guardarsi intorno tra gli scaffali e scoprire le novità che in effetti sono uscite in grande quantità».«Molti poi – aggiunge il giornalista – hanno scoperto il libro elettronico, e magari si sono resi conto che le serie tv famose che hanno seguito sul piccolo schermo si devono a qualche grande scrittore e sono andati a leggerlo. Quindi auspico in generale un rinnovato interesse per le librerie e spero che i librai possano avere fiducia nel futuro. Il desiderio di libertà che ci anima dopo la quarantena è anche desiderio di lettura».Lo stesso vale, secondo Cevasco, per la comunicazione e per il suo ruolo nella società contemporanea: «I giornali hanno continuato a raccontare il mondo durante la pandemia, si sono confrontati quotidianamente con una realtà che drammaticamente cambiava sotto i nostri occhi e hanno tenuto vivo e costante il loro impegno di testimonianza sul presente. Nel mondo culturale si percepiva e ancora si percepisce una tensione mai domata a ricominciare appena possibile, e lo documenta la pioggia di nuovi libri che escono ora tutti insieme. I media, libro compreso, vivono da tempo una grande transizione, di cui la pandemia è solo un aspetto. E credo che rimarranno: quando nacque la radio dissero che i giornali di carta sarebbero scomparsi, e lo stesso dissero della radio con l’ascesa della tv. Dovremo certo cambiare modalità, strumenti di espressione, ma la identità profonda del nostro lavoro non potrà cambiare».

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