“Light of Day”, le rock star a Figino Serenza

altI live da non perdere

Dopo un esordio in cui spontaneità e freschezza emergevano cristalline in ogni canzone, i Villagers sono tornati a far parlare di loro con l’atteso secondo album. Della loro Dublino, città che continua a regalare alla musica grandi dischi, Conor O’Brien e soci, a differenza di altre decine di band irlandesi, conservano solo lo spirito e l’orgoglio.
Lontani dalla moda neo folk che tante fortune ha regalato ai Mumford & Sons, la loro cifra è più vicina all’ondata pop acustica che ha contraddistinto

gli inizi del terzo millennio.
Con le loro melodie accattivanti e ruffiane quanto basta, i Villagers provano a sorprendere con la loro articolata maturità che, pur strizzando l’occhio agli America in The Bell e a Simon & Garfunkel in My Lighthouse, si sforza di concedere nuovi spazi sonori da esplorare. Ma non c’è nulla di nuovo nella loro musica, questo disco è un ripasso in grande stile dei loro riferimenti. Insomma questi ragazzi hanno studiato i classici del pop rock e li hanno riletti, come dimostra il singolo Nothing Arrived, con la bravura dei primi della classe. Ora vedremo se le canzoni di Awayland, almeno dal vivo, giovedì 5 dicembre, alle 21, al Tunnel di Milano, proveranno a osare, ad andare oltre il compitino.
In alto i cuori è un disco ricco di bellissime canzoni, con un titolo meraviglioso che ha la forza di riaccendere passioni in questi anni affollati di desideri. Massimo Bubola è un musicista di rara intensità, un poeta dalla penna lucidissima che non scopriamo certo oggi.
Le sue collaborazioni passate, su tutte quella con Fabrizio de André, hanno contribuito a scrivere alcune tra le pagine più illuminate della storia della musica d’autore italiana; i suoi lavori hanno lasciato un’impronta stilistica chiara, riconoscibile.
A cinque anni da Ballate di Terre & Acqua, l’ultimo album di inediti dell’artista veneto, l’ispirazione lirica di Bubola risulta più che mai autentica e sincera. Malinconica, ma mai rassegnata, la scrittura di Massimo resta altissima e fluida come sempre, soprattutto nella capacità di saper leggere l’attualità senza mai cadere nei luoghi comuni o, peggio, nel qualunquismo. In alto i cuori è un disco intellettualmente forte, una raccolte di nuovi brani che, immergendosi nel folk rock senza trucchi digitali, sanno portare con coraggio la croce delle idee.
Alzando i calici, vien da dire che Bubola è ancora uno splendido musicista analogico, un contadino capace di riempire con canzoni genuine i nostri bicchieri. Venerdì 6, alle 21, prova ad offrirle al Teatro Nuovo di Arcore.
La XIV edizione del “Light of Day” – evento benefico nato nel 2000 per volontà di Bob Benjamin, storico promoter del New Jersey affetto dal morbo di Parkinson – che da oltre due lustri coinvolge in tutto il mondo grandissimi personaggi, tra cui l’attore Michael J Fox e Bruce Springsteen (quest’ultimo autore anche della canzone da cui prende il nome il festival), fa tappa, domenica 8 dicembre, alle 21.30, al Teatro dell’Oratorio di Figino Serenza.
Sul palco il bluesman Guy Davis, il rocker Joe D’Urso, il songwriter Jesse Malin e il “nostro” Francesco Baccini.
A proposito del newyorkese Malin, amatissimo dai fan del Boss, che ha dalla sua dischi di successo come The Fine Art of Self Destruction, Glitter in the Gutter, pare che sia in procinto di incidere un nuovo lavoro.

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