L’insopportabile deriva di Dumbo

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

“In bocca al lupo!” Risposta: “Viva il lupo!” Ebbene sì, questa è l’ultima follia che ho sentito: non si può più dire e scrivere “crepi il lupo!” (questa forzatura mi comporterà pubbliche crocifissioni).

È l’impazzimento del politicamente corretto, un movimento nato sul finire degli anni Ottanta per delineare un orientamento di opinione ed un atteggiamento sociale di grande attenzione al rispetto formale ed all’evitare di offendere o toccare le sensibilità di categorie di persone. In genere vale per etnie, religioni, genere, età, orientamento sessuale, professioni, disabilità, ma ultimamente anche animali.

È quindi vietato augurare la fine del povero lupo, ma forse, pensiamo, anche vagheggiare colonscopie per le balene, per ricordare, edulcorando, battute parallele.

Bene, questo atteggiamento ha preso ormai derive insopportabili. Tra queste il recente bollino di cartone razzista per “Dumbo”. Ho pensato e ripensato dove l’elefantino che ha commosso l’infanzia di più generazioni possa offendere qualche gruppo. Documentandomi ho scoperto che la banda dei corvi che aiutano Dumbo a volare hanno voci nere stereotipate ed esagerate e che il capo si chiama Jim Crow, riferimento a leggi segregazioniste dell’epoca nel sud degli Stati Uniti, ed è doppiato da un attore bianco.

Ho cercato quindi di spiegarlo a mio nipote di 4 anni che mi ha guardato con aria di compatimento per la mia mente distorta, che non coglieva l’amore infinito di una mamma per il suo piccolo anche con le orecchie deformi, inno vero, questo sì, all’accettazione delle diversità fisiche. Eh già, i bambini vedono il messaggio positivo, ho pensato, noi adulti malati di ipocrisia cerchiamo solo quello distorto.

Comunque mi sono adeguato ed ho acceso gli “Aristogatti”, altro noto cartone Disney del 1970. Avvertimento: il film d’animazione contiene “rappresentazioni culturali obsolete”. Ho subito avvisato mio nipote che un gatto siamese chiamato Shun Gon è disegnato come una caricatura razzista di una persona asiatica, e lui, con aria sempre più sconcertata per il vecchio nonno contorto, mi ha spiegato che il cartone vuol far capire che gatti ricchi e poveri randagi possono anzi devono amarsi, aiutarsi e vivere insieme.

Lo stesso è poi successo per “Lilli e il vagabondo”, che conterrebbe stereotipi anti-latinos o asiatici, ma anche “Peter Pan” ed il “Libro della giungla”. Non ce l’ho fatta a rinunciare a tutto e passare ad un sano, moderno e politicamente corretto cartone dove umani in estinzione ammazzano per dissanguamento milioni di zombie. Mi sono gustato “Dumbo” concludendo che le nostre vecchie menti cariche di ipocrisia creano l’illusione che il reale sia diverso da come lo vediamo.

Dobbiamo ormai inventare maliziosamente un minuscolo messaggio negativo dove invece il contesto è sano. Il pensiero di un bambino coglie invece subito l’insegnamento diretto e trasparente, non oscurato dai cattivi pensieri imposti dal politicamente corretto in servizio permanente effettivo.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.