Confcooperative, una storia lunga un secolo

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di Mauro Frangi

Confcooperative compie 100 anni. Li abbiamo celebrati martedì incontrando il Presidente della Repubblica. Dopo l’udienza del 16 marzo con Papa Francesco. Con decine di iniziative su tutto il territorio nazionale, a cominciare dall’assemblea di Confcooperative Insubria a Como, l’11 gennaio scorso.

L’Italia dei primi del Novecento era un Paese ancora più fragile e disuguale di oggi. Un Paese che viveva una fase di transizione epocale e difficile. In quella stagione, le donne e gli uomini, soprattutto dei ceti più popolari, hanno scoperto e praticato l’esperienza del mutualismo. Hanno pensato e sperimentato che mettersi insieme ed organizzarsi in imprese mutualistiche e democratiche era il modo migliore per soddisfare i propri bisogni in un tempo difficile. Nel consumo, nel credito, nella valorizzazione del proprio lavoro e dei propri prodotti. E hanno capito che per dare forza e continuità a quelle esperienze servisse dare corpo ad un loro coordinamento nazionale.

Diverse realtà cooperative di ispirazione cristiana hanno scelto di dare vita alla Confederazione delle Cooperative Italiane. Unendo in un’unica associazione esperienze e soggetti molto diversi tra loro, ma accomunati dalla fedeltà alla dottrina sociale cristiana e dall’impegno a servire le comunità e i territori. Da quella scelta è nata, nel 1919, Confcooperative.

Oggi celebriamo una storia lunga un secolo. Una storia che ha attraversato e superato il fascismo, una guerra mondiale, due grandi crisi economiche.

In questi 100 anni Confcooperative è stata sempre al fianco delle imprese cooperative. Le ha promosse, tutelate, accompagnate. Confcooperative – per un secolo – ha contribuito a far sì che le cooperative perseguissero al meglio la loro missione: consentire a ceti popolari, alla parte più debole della società italiana, che altrimenti ne sarebbe stata esclusa, di accedere all’esperienza dell’impresa, di produrre reddito, occupazione, solidarietà. Aspetti inscindibili del progresso economico e sociale di un Paese civile.

Una lunga storia di cui Confcooperative continua a essere protagonista ancora oggi. Le imprese cooperative  nascono e crescono per rispondere ai bisogni insoddisfatti delle persone e dei territori. Per generare nuovo lavoro per i giovani, le donne, i tanti “espulsi” dal mercato del lavoro, i “nuovi italiani”. Per generare nuova e diversa imprenditorialità. Per costruire comunità più coese e più inclusive.

Coinvolgono donne e uomini di una comunità, perché riescano a costruirsi, con il proprio lavoro e con la propria impresa, soddisfazione dei bisogni, dignità economica, inclusione sociale. È la prova che il pluralismo delle motivazioni imprenditoriali fa bene all’economia e alla società: contribuisce allo sviluppo e genera coesione sociale. In un tempo in cui di sviluppo e coesione abbiamo tanto bisogno.

Imprese mutualistiche, prive di finalità speculative, aperte e democratiche. Imprese nelle quali a tutti è data l’opportunità di essere imprenditore e a nessuno è concesso di diventare padrone. Imprese nelle quali non è possibile “arricchire uno solo a danno di tutti gli altri”. Imprese dalle quali non si ricaveranno mai plusvalenze o “capital gain”, ma in cui gli utili generati saranno per sempre reinvestiti nello sviluppo dell’impresa stessa, a garanzia della sua capacità di continuare nel tempo a soddisfare i bisogni dei propri soci e della comunità in cui operano.

È questa la “funzione sociale” della cooperazione, sancita e tutelata dall’articolo 45 della nostra Costituzione.

Confcooperative – 100 anni dopo la sua nascita – continuerà a sostenerne la nascita, lo sviluppo, il successo. Perché il successo delle imprese cooperative contribuisce allo sviluppo economico e sociale delle comunità e del Paese che abitiamo.

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