L’Istat pubblica i dati sulla mortalità nel 2020: in Lombardia tra marzo e maggio +111%

Tasso positività 11

Qualche volta i numeri possono diventare ambigui o essere piegati alle esigenze o alle convinzioni di chi li interpreta.
Ma, in generale, sono come i fatti: testardi, duri. Difficili da smentire. Di fronte a determinati numeri, anche le certezze più granitiche rischiano di sgretolarsi. Oppure di diventare farsesche. Grottesche.
L’Istat ha pubblicato le tabelle con il dato (aggiornato al 30 settembre 2020) di tutti i decessi nei 7.903 comuni italiani. L’aritmetica della strage quotidiana. Impressionante. Sconvolgente. In particolare, le cifre che mettono a confronto quanto accaduto nell’ultimo anno con i 5 precedenti. Sono i numeri che potrebbero (anzi, dovrebbero) zittire, una volta per tutte, i negazionisti, i minimizzatori, i benaltristi. Insomma, la nutrita e imbarazzante schiera di chi continua a sostenere che il Covid-19 è stata poco più di un’influenza. Uno scherzo della storia.
Peccato che la realtà sia stata del tutto diversa. E tragica.
Scrivono i ricercatori dell’Istat: «Considerando l’andamento dei decessi per il complesso delle cause, si può constatare come nel primo bimestre del 2020 in tutta Italia la mortalità fosse inferiore rispetto alla media del periodo 2015-2019. A partire da marzo e fino al mese di maggio, mesi caratterizzati dalla prima ondata di Covid-19, si evidenzia invece un’importante “rottura” della tendenza alla diminuzione della mortalità, soprattutto nelle aree più colpite dalla pandemia. A livello territoriale è il Nord l’area in cui si registra l’inversione di tendenza più marcata, con un aumento del 60,5%; in particolare, in Lombardia si passa da una diminuzione dei decessi del 5,6% tra gennaio-febbraio 2020 a un aumento del 111% nei tre mesi successivi».
Riprodurre le tabelle dell’Istat su una pagina di giornale è ovviamente impossibile. Ma riportare qualche dato più significativo di altri si può. Senza correre il rischio di annoiare o disorientare il lettore.
Concentriamoci allora sulla provincia di Como. A marzo, sono stati 19 i comuni nei quali l’aumento della mortalità rispetto allo stesso mese dei 5 anni precedenti è stato superiore al 200%: da Gera Lario a Valmorea, da Merone a Torno, da Senna Comasco a Orsenigo. Ma a Casnate con Bernate questa crescita è stata del 511%, a Colonno del 600% e a Castelmarte del 900%.
Ad aprile, i comuni lariani che hanno superato il 200% dei decessi dei 5 anni precedenti sono stati 21, a maggio 8.
Il Covid ha falcidiato sin qui, sul territorio lariano, oltre 1.200 persone. Molte di loro, probabilmente, senza la pandemia sarebbero ancora vive. Chi nega gli effetti del Coronavirus dovrebbe scorrere le tabelle dell’Istat. Si renderebbe conto che il 2020 non è stato un anno “normale”.
Torniamo alle tabelle e guardiamo i grandi centri: tra marzo e maggio, a Como sono morte 373 persone, il 50,6% in più rispetto allo stesso periodo dei 5 anni precedenti. A Cantù, se ne sono andati in 167 (+69,5%), a Erba 108 (+85,5%) e a Mariano 81 (+66,5%). Tutto questo, però, non basta.
La seconda ondata sta producendo effetti simili, se non peggiori. L’indagine Istat si ferma a settembre, il primo dei mesi in cui il virus è tornato a farsi sentire con forza. Ma lo scenario appare chiaro. In 12 comuni l’incremento rispetto allo stesso periodo dei 5 anni precedenti è stato superiore del 200% e in 8 casi è stato addirittura superiore del 400%: Blessagno, Claino con Osteno, Peglio, Pognana Lario, Schignano, Stazzona, Trezzone e Veleso. «Nel bimestre agosto- settembre, in concomitanza con il dispiegarsi della seconda fase dell’epidemia Covid-19, il numero dei decessi torna ad essere generalmente superiore alla media 2015-2019 dello stesso periodo», confermano i ricercatori dell’istituto di statistica.
La pausa estiva aveva illuso che gli effetti della pandemia si fossero esauriti. Purtroppo non è stato così.

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