L’istituto storico “Perretta” rischia la chiusura

Pier Amato Perretta
Pier Amato Perretta

Rischia la chiusura per mancanza di fondi l’istituto di storia contemporanea comasco “Pier Amato Perretta”, da tempo in condizioni economiche disagiate. La denuncia viene direttamente dalla direttrice Patrizia Di Giuseppe, che ha lanciato un appello a soci e simpatizzanti alla luce di quanto emerso sabato 26 maggio  durante l’assemblea dei soci con l’approvazione del bilancio che si è tenuta nella biblioteca dello stesso istituto di via Brambilla.

“Mi appello a voi  – scrive la direttrice – perché la condizione finanziaria in cui versa il nostro istituto nato nel 1977 al fine di conservare e divulgare la memoria della Resistenza, è ormai insostenibile. Spese ordinarie e straordinarie che sono intercorse in questi ultimi anni hanno aggravato una situazione finanziaria già non florida. Il rischio concreto di fronte al quale ci troviamo oggi è quello di chiudere, malgrado lo sforzo di tante persone che volontariamente prestano il proprio tempo (e anche qualcosa di più) per garantire un’attività di ricerca, di conservazione del patrimonio archivistico, di promozione dei valori dell’antifascismo e della Resistenza. Pensiamo di essere una risorsa per la città e la provincia di Como: ci dispiacerebbe dover cessare di esistere proprio in questo frangente storico della nostra Repubblica”.

L’appello si conclude con la proposta di  tesserarsi in massa, enti e singoli, per sostenere l’istituto. Il rinnovo della quota associativa è di euro 20 per persone fisiche e di euro 100 per enti, scuole e associazioni.

L’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta” venne costituito alla fine del 1977 grazie all’iniziativa di Giusto Perretta, figlio dell’antifascista comasco morto  la mattina del 15 novembre 1944 presso l’ospedale Niguarda di Milano. Vi era stato ricoverato due giorni prima, quando una squadra di fascisti armati fece irruzione nel suo rifugio clandestino di viale Lombardia e lo ferì gravemente. Aveva chiesto ai medici di non essere operato, perché temeva di finire nelle mani dei torturatori.

Sin dalla nascita l’associazione ha aderito alla rete dell’”Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione” (Insmli), fondato nel 1949 da Ferruccio Parri che tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso ha visto fiorire una sessantina di strutture simili in tutta Italia.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.