Lizzani si candida per un documentario che racconti il fenomeno “Lariowood”

I ricordi del regista
Uno dei registi più celebri del cinema italiano, Carlo Lizzani, quasi alla soglia dei 90 anni, ha scoperto il lago di Como la prima volta nel 1974, quando girò uno dei suoi lavori più noti, Mussolini: ultimo atto.
«È stato un periodo straordinario – ricorda – soprattutto per la possibilità di vivere e lavorare nei luoghi dove si erano svolti realmente quei fatti drammatici alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sul set la collaborazione della popolazione è stata bellissima, abbiamo
girato 8 settimane in inverno sulle rive del lago, a Tremezzo, un posto devo dire davvero suggestivo. E lì ci siamo sentiti tutti come una grande famiglia».
Carlo Lizzani tornò a lavorare sul Lario dopo quel film di argomento storico: «Feci un noir che si chiamava La trappola con Johnny Dorelli. Soggiornammo a Cernobbio, altro luogo meraviglioso dove poi sono tornato altre volte per convegni e per mio piacere».
E oggi è nato il fenomeno “Lariowood”.
«Il lago negli ultimi anni – commenta Lizzani – è diventato davvero terreno fertile per registi, autori, ma in realtà non lo si scopre oggi; c’è stato infatti un precedente molto importante con Piccolo Mondo Antico che ha fatto conoscere inizialmente queste zone splendide».
«Personalmente – prosegue Lizzani – sono felice che Como sia diventato un grande polo culturale e anche che molti personaggi noti decidano di sceglierla come meta per viverci. Sarebbe interessante che Como avesse un festival del cinema, tema di cui si è dibattuto negli ultimi mesi. Individuando un tema ben preciso credo che si possano mettere le basi per qualcosa di davvero unico nel panorama festivaliero».
«Mi piacerebbe, se fossi invitato a farlo e se chiaramente ci fossero i fondi necessari, girare un grande documentario, della durata di 40-50 minuti, su Como e il lago, ma anche su questo fiorire che sta avendo la città grazie al cinema, citando pellicole importanti girate nelle vostre zone».

Andrea Giordano

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