LO SCARICABARILE DELLA COMODEPUR

di DARIO CAMPIONE

Scandalo miasmi
Turarsi il naso. E passare oltre. Se si può.
La soluzione al problema dei miasmi provenienti dalle vasche della Comodepur «non esiste». Parola del presidente della società che gestisce l’impianto di viale Innocenzo, Andrea Coppa. Che intervistato dal nostro giornale ammette la propria sostanziale impotenza. «Finché non sarà realizzato un nuovo depuratore, le puzze non si potranno eliminare».
La gente protesta? Pazienza. I residenti sono esasperati? Ripassare tra 20 anni. Il
problema c’è e si sente. Ma la via d’uscita è impercorribile.
Una soluzione, in realtà, ci sarebbe. Bisognerebbe costruire una struttura su due livelli, al di là dei binari della ferrovia. E coprirla con una sorta di tappo, in tutto simile a quello che la Bp ha immerso nelle profondità oceaniche per bloccare la fuoriuscita di petrolio dal mare del Golfo del Messico.
Una soluzione costososissima: 100 milioni di euro. Soldi che nessuna amministrazione locale, in questo momento di crisi finanziaria, è ovviamente in grado di stanziare.
Aggiunge, Coppa, di non avere nemmeno voce in capitolo. Comodepur, infatti, non è responsabile dell’eventuale costruzione del nuovo impianto. Né della modifica di quello esistente. Il presidente rimanda la palla nel campo dell’Ato, sigla dietro cui si nasconde l’Ambito Territoriale Ottimale, un ente pubblico delegato da anni a coordinare le politiche del ciclo integrato delle acque.
Peccato che questo Ambito Ottimale, del quale i cittadini probabilmente non avranno mai nemmeno sentito parlare, abbia ormai vita brevissima. Dopo una sentenza della Corte Costituzionale la Regione ha infatti deciso di sciogliere gli Ato lombardi e di restituire deleghe e poteri alle Province.
Il tutto dovrebbe concretizzarsi nel giro di pochi mesi, salvo deroghe. Sempre possibili nel Paese in cui nulla è definitivo quanto il provvisorio.
Il passaggio di poteri tra l’Ato e la Provincia è, in realtà, un fatto poco significativo. Almeno per quello che riguarda il depuratore. Come sempre in situazioni simili conta soprattutto la volontà politica. La determinazione con cui si affrontano i problemi e si individuano le soluzioni.
Da anni si discute dei fetori che salgono dalle vasche di Comodepur. Senza mai focalizzare nulla di concreto. Quando la pazienza dei cittadini supera ogni limite consentito si riscoprono le “competenze”. Una divisione dei compiti funzionale esclusivamente al più classico degli scaricabarile. La puzza c’è e si sente. Nessuno si illuda che siamo disposti a tenercela in silenzio.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.