Lo spaccio ai giardini è la febbre dell’area

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Non sarà mai abbastanza deprecata la perdita dei finanziamenti già stanziati per il nuovo volto dei giardini a lago. Con questo flop il Comune di Como, che da tre giunte annuncia e progetta il rinnovamento dell’area senza poi dare un solo colpo di piccone, deve sempre più fare i conti con gli spacciatori che ammorbano l’area. Sì, perché un importante cantiere lì avrebbe “disturbato” in modo significativo il bozzolo all’interno del quale si annidano i venditori di hashish e marijuana nel bel mezzo del passeggio di mamme, bambini, pensionati e turisti. Con la coda di qualche rissa tra gli stessi pusher e gli acquirenti del loro fumo, che lascia attoniti gli ignari frequentatori di quei luoghi. Per di più, coloro che vorrebbero fare degli spazi intorno alla locomotiva un’enclave di extraterritorialità alla legge,  immune all’azione delle forze dell’ordine, pretendono anche di allontanare giornalisti e foto e video reporter vissuti come insopportabili ficcanaso e disturbatori dei loro loschi affari illeciti.

Dopo otto arresti e due denunce a piede libero avvenute per lo stesso tipo di reato nel corso delle ultime due settimane, il prefetto di Como, Ignazio Coccia, ha annunciato per mercoledì prossimo una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza appositamente dedicato a questa emergenza. Una giusta iniziativa, accompagnata dalle condivisibili parole pronunciate dallo stesso rappresentante del governo: «È una delle situazioni che creano più allarme sociale». Un’iniziativa che ha un analogo e specifico precedente nel 2003, segno che, nonostante l’impegno profuso, il problema è irrisolto da oltre quindici anni, con i suoi picchi e con le sue fasi meno eclatanti.

I responsabili del fenomeno sono stranieri senza fissa dimora, quasi sempre appartenenti al medesimo Paese di provenienza, spesso recidivi. Il prefetto ha sottolineato, in termini più generali, che la città e tutto il territorio esigono anche presidi di adeguata illuminazione pubblica (altra nota dolente a Como) e ulteriori telecamere di sorveglianza.

Lo spaccio è una febbre. È tempo che l’area dei giardini a lago sia oggetto di un generale riordino. È nata un secolo e mezzo fa dalla bonifica di terreni paludosi frequentati nottetempo, come rilevava Alessandro Volta, da signorine (“falena notturne”) che esercitavano il mestiere più vecchio del mondo. Poi, progressivamente, tra il 1925 e il 1933, lì è nata una parte importante di città, con lo stadio, le associazioni sportive, i monumenti. E, nel 1958, grazie al Soroptimist, il parco giochi per i bambini.

Quasi un secolo dopo, questa stessa città, che rimane ricca, dovrebbe compiere lo sforzo di uscire dallo stato di paralisi che l’attanaglia e rimodulare questo ambito affinché ritrovi pregio, nel senso sostanziale di qualità della vita.

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