Lombardia-Ticino, svelato il documento firmato il 17 dicembre. Su ristorni e salari nessuna intesa

Dogana Italia Svizzera

Dodici brevi capitoli, ciascuno dedicato a un singolo tema; 4 paragrafi relativi alle questioni ambientali; 2 pagine di «valutazioni» della sola Lombardia, anch’esse su temi ambientali.
È questo lo schema della road-map siglata lo scorso 17 dicembre a Milano tra la Regione e il Canton Ticino. Un documento rimasto sin qui riservato e che il Corriere di Como è in grado ora di svelare.
Non è probabilmente un caso se la giunta regionale e il governo di Bellinzona hanno voluto mantenere una cortina di riservatezza sul testo: la lettura delle 15 pagine sottoscritte dal presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali e dall’assessore delegato ai rapporti con il Ticino Massimo Sertori è infatti molto deludente.
Sui principali temi politici in discussione da anni sono state messe nero su bianco considerazioni generiche e talvolta persino datate. Pochi anche gli spunti di interesse sulle questioni infrastrutturali – per le quali si rimanda ad accordi già esistenti o ai progetti Interreg.
Sulle soluzioni a problemi che riemergono di continuo, magari con toni da battaglia in prossimità delle campagne elettorali, la road-map sembra piuttosto un atto notarile: certifica l’impossibilità di un’intesa.
Qualche esempio. Il primo punto, relativo al «mercato del lavoro», ha come «obiettivo» dichiarato «favorire la concorrenza leale fra aziende ticinesi e lombarde individuando le imprese che falsano il mercato ai due lati della frontiera favorendo il dumping salariale».
Dichiarazione di principio nobilissima ma quasi impossibile sul piano pratico, soprattutto se non sono individuati forme e modi d’azione concreti.
Altro elemento critico: la questione dei ristorni fiscali dei frontalieri. Nel documento si legge, come obiettivo del punto 2, «Favorire la revisione dell’accordo del 3 ottobre 1974 tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine tenendo debitamente conto degli interessi mutui di Lombardia e Ticino e i Comuni interessati».
Perché ciò possa accadere, «Le parti decidono di riunirsi una prima volta nei prossimi mesi, insieme alla Regione Piemonte, con lo scopo di identificare gli eventuali ostacoli che si frappongono ad una firma a breve dell’accordo parafato nel 2015 ed elaborare eventuali proposte all’attenzione delle rispettive autorità nazionali competenti in materia di accordi internazionali, volte alla ricerca di una soluzione che tenga debitamente conto degli interessi mutui di Lombardia e Ticino e permetta di sbloccare l’attuale situazione di stallo».
Nulla di strano, allora, per il fatto che pochi giorni dopo la firma della road-map il presidente del governo ticinese sia tornato a chiedere il blocco dei ristorni. Semmai sono da spiegare i toni trionfalistici utilizzati due mesi fa per illustrare alla stampa la stessa road-map.
Il cui testo, vale la pena ripeterlo, non era sin qui stato nemmeno consegnato ai consiglieri regionali che ne avessero fatto richiesta.

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