L’onda lunga della Brexit è già sul Lario. Calati i numeri dell’import e dell’export

Brexit

L’onda lunga della Brexit arriva fino alle sponde del Lario, che da sempre mantiene forti legami con il Regno Unito. Legami culturali, turistici, ma soprattutto economici.
Così, mentre Inghilterra e Unione europea si accordano sui tempi di uscita (il 31 gennaio secondo Boris Johnson, un po’ più avanti per il negoziatore capo dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier) l’economia da una parte e dall’altra della Manica inizia a fare i suoi conti.
L’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Como-Lecco ci ha fornito ieri uno spaccato con tanti numeri sull’interscambio tra il nostro territorio e la Gran Bretagna.
Cifre importanti, visto che nei primi 6 mesi del 2019 le esportazioni dell’area lariana verso il Regno Unito sono state pari a 255,5 milioni di euro (il 5% dell’export totale comasco e lecchese).
I dati evidenziano un calo rispetto al 1° semestre 2018 (-5,7%). Difficile dire se sia un effetto pre-Brexit, considerata l’incertezza che regnava anche a Londra fino all’ultimo voto. In particolare, nella prima metà del 2019, Como ha esportato merci per 151,5 milioni di euro (-8,6%) e Lecco per 103,9 milioni di euro (-1,2%). Como evidenzia una quota più alta rispetto al totale delle esportazioni: 5,3% contro 4,5%.
Tra i settori, il “sistema moda” è il più significativo per le esportazioni verso il Regno Unito, con 59,6 milioni di euro (il 23,3% del totale); seguono “metalmeccanico” (43,7 milioni di euro, 17,1%), “chimica-gomma” (37,1 milioni, 14,5%) e “prodotti alimentari” (33,4 milioni di euro, 13,1%).
Rispetto ai primi sei mesi del 2018, tra i principali settori, l’unico in crescita è il “metalmeccanico” (+2,5%).
Lo studio camerale analizza anche il settore dell’import, ovvero dei beni e dei prodotti, materie prime comprese, che sono arrivate sul Lario dalla terra della regina Elisabetta II.
Nel primo semestre del 2019, le importazioni lariane dal Regno Unito sono state pari a 131,6 milioni di euro (il 4,4% dell’import totale). Rispetto al 1° semestre 2018 si è verificato un consistente calo (-21,2%). Un dato anche in questo caso non semplice da analizzare.
In particolare, nella prima metà del 2019 Como ha importato merci per 69,3 milioni di euro (-6,7%) e Lecco per 62,3 milioni di euro (-32,8%).
«L’incertezza sulle modalità e sulle tempistiche della Brexit ha generato a turno accelerazioni e rallentamenti della domanda da ambo le parti – commenta il presidente della Camera di Commercio di Como-Lecco, Marco Galimberti – Alcune imprese tendono a posticipare le transazioni in attesa di chiarezza sulle procedure».
«L’Inghilterra è stabilmente nella “top 10” dei Paesi clienti del nostro sistema economico produttivo, dunque a maggior ragione bisogna mantenere alta l’attenzione. D’altro canto le nostre imprese – conclude – hanno sempre dimostrato grande versatilità nella ricerca dei mercati di sbocco, come dimostra il forte attivo commerciale lariano (+2,17 miliardi di euro nel primo semestre 2019). Sono certo che anche in questa occasione sapranno cogliere al meglio le opportunità e continuare a tenere alto il nome del “Made by Lario” nel mondo».
«Il lusso potrebbe essere il settore meno colpito dalla Brexit – sottolinea Fabio Ferretti, imprenditore tessile che opera su un mercato di fascia alta – La questione dei dazi oggi non ci spaventa, anche perché sarebbe prima di tutto un suicidio per l’economia inglese».
«L’Inghilterra rimane un mercato importante per la moda e l’accessorio maschile comasco – spiega Enzo Molteni, imprenditore da decenni attivo nel settore della cravatteria – Credo che si dovrà capire quanto verrà svalutata la sterlina a causa della Brexit. Se proseguisse la spirale ribassista potrebbe essere un problema anche per la cravatta comasca, che continua ad essere molto indossata nelle piazze finanziarie londinesi».

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