L’Ordine dei Medici: «Si aumenterebbe soltanto il precariato»

Gianluigi Spata: «Oggi abbiamo già 15mila laureati in attesa di specializzarsi»

«Non se ne parla».
Il dottor Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Como, ha pochi dubbi riguardo la possibilità di abolire il numero chiuso per l’accesso alla facoltà universitaria di Medicina. Spata non si limita naturalmente a una battuta, ma argomenta con precisione la sua presa di posizione.
«Si tratta di una convinzione maturata nel tempo – dice il medico – e non certo di una risposta di getto all’indicazione presente in un comunicato dell’ultima manovra del governo (l’abolizione del test è stata in parte ridimensionata nel corso della giornata di ieri, come un progetto a medio termine, ndr)».

«Chi pensa che togliere il numero chiuso per entrare in università vorrebbe dire sopperire alla carenza di medici, sbaglia – dice ancora Spata – Oggi abbiamo già 15mila medici laureati che vivono in uno stato di precariato. Si tratta di medici che non sono ancora riusciti a entrare nelle scuole di specialità e così vivono di sostituzioni di medici di base e di servizi di guardia medica. Per risolvere il problema della carenza di professionisti sarebbe sufficiente aumentare le borse di studio per la laurea specialistica. Basta duplicare quello che è stato fatto, almeno per il prossimo triennio, con le borse di studio di medicina generale».

Quindi la carenza di medici sarebbe un falso mito? «È vero che c’è carenza, ma togliere il numero chiuso vorrebbe dire soltanto aumentare in modo esponenziale il precariato tra i medici. Prima aiutiamo chi si è già laureato, ma non può accedere alla specializzazione», conclude.

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