Lotta ai falsi dell’Astrattismo comasco: «Serve subito un archivio delle opere»

Antonio Sant'Elia, cimitero di Monza

I falsi di Antonio Sant’Elia fanno discutere. Il celebre architetto comasco, le cui opere sono conosciute nel mondo quali simboli della modernità, è stato preso di mira dai falsari: disegni a lui attribuiti sono finiti all’asta e persino esposti in alcune mostre. Il caso è stato sollevato dal critico d’arte Luigi Cavadini, già assessore alla Cultura nella giunta di Mario Lucini a Como ed esperto del razionalismo e dell’astrattismo comasco.
Anna Pozzi Sant’Elia, nipote di Antonio Sant’Elia, interviene sul caso e sottoscrive l’allarme di Luigi Cavadini: «Sarebbe più facile verificare l’autenticità avendo l’opera integrale di Sant’Elia. Trovo corretto che ci sia una raccolta completa di tutte le opere che si conoscono. Penso anche che spetti al Comune di Como, proprietario dei disegni, creare un unico archivio mettendo insieme la raccolta già digitalizzata in possesso della Pinacoteca e le collezioni dei privati che si conoscono. Le opere che appartengono alla mia famiglia e quelle di altri collezionisti sono ben note».
Anche alla stessa Anna Pozzi Sant’Elia capitò di imbattersi in un falso: «Alcuni anni fa fui contattata da una persona che diceva di avere trovato su una bancarella un disegno di Sant’Elia. Lo sottoposi ad Alberto Longatti e una volta esaminato però si rivelò un falso. Certo nel caso di disegni che vengono “trovati” è più complicato intervenire, i falsari se vogliono possono riprodurre fedelmente, proprio per questo se le opere fossero tutte raggruppate in un unico archivio digitale sarebbe un aiuto per chi deve poi verificare l’autenticità dei disegni».
Il Comune di Como, ad oggi, detiene la proprietà di 201 carte relative all’opera di Sant’Elia. L’ultima grande opera di catalogazione è stata quella curata da Luciano Caramel e Alberto Longatti nel 2013 con la collaborazione di Maria Letizia Casati in parallelo con la mostra “La città nuova” a Villa Olmo.
Nella Pinacoteca civica di Palazzo Volpi i disegni della collezione di proprietà del Comune di Como, documentati nel 2013 con il catalogo edito da Silvana, sono consultabili grazie al finanziamento del Rotary Club Como su un moderno schermo digitale touchscreen.
In aggiunta è disponibile il catalogo della mostra su Sant’Elia che si tenne a Venezia e poi a Francoforte e che documenta, su carta, la quasi totalità dell’opera del maestro.
«Un preventivo per la digitalizzazione dell’opera completa fu presentato durante il mio assessorato – precisa Luigi Cavadini – ma poi non se ne fece nulla».
«Il vero problema è che la città di Como non tutela i suoi artisti». È l’amara constatazione del maestro Bruno Saba, formatosi alla scuola di Renato Guttuso e negli anni Settanta vicino agli astrattisti Radice, Galli e Rho con cui si confrontò a lungo. Saba è stato di recente protagonista oltrefrontiera, a Lugano, di una personale, parte di una tournée internazionale che non ha visto Como tra le città ospitanti.
Proprio gli stessi Mario Radice, Manlio Rho e Aldo Galli, insieme a Carla Badiali, fanno gola sul mercato dei falsi insieme a Sant’Elia. Falsi dei celebri artisti girano in aste e gallerie. Di Radice circolano false autentiche che imitano la scrittura del critico d’arte Luciano Caramel e che accreditano a Radice opere con dei riferimenti bibliografici sbagliati.
«Il fatto – è il commento di Bruno Saba – che non c’è mai stata una vera e propria catalogazione degli astrattisti comaschi. Chi decide che un’opera è autentica? Non esistendo una documentazione precisa è facile che i falsari ne approfittino. Si tratta di abili mestieranti, e del resto falsificare un’opera di Mario Radice non è così difficile, più difficile forse imitare Galli del quale però esistono pochi quadri, la maggior parte dei quali di proprietà della famiglia».
«Sono anche io del parere che una catalogazione completa delle opere degli astrattisti comaschi sarebbe importante come anche dedicare risorse alla valorizzazione del patrimonio cittadino».
Una spesa tutto sommato limitata e sostenibile che, nel caso dei disegni del futurista Sant’Elia, unirebbe collezioni e archivi pubblici e privati, fra l’Italia e gli Stati Uniti.

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