Lotta alla mafia: «Magistratura e forze di polizia devono essere aiutate dalla società civile»

caserma Carabinieri di Cantù

«È il momento di fare un salto di qualità» nella lotta alle mafie, «un passo in avanti che deve coinvolgere tutti, società e istituzioni». Partendo, è la proposta, da «sedi stabili di concertazione e coordinamento tra le istituzioni e le amministrazioni» che possano diventare «strumenti di ascolto e osservazione» di quanto avviene sul territorio.

La proposta arriva da un intervento congiunto delle realtà di Como e Monza di “Libera”, associazione da anni attiva contro le mafie. Queste sedi stabili potrebbero essere il punto dove condividere «dati e informazioni» raccolte nel corso delle varie attività, con la partecipazione attiva di «enti, mondo produttivo, imprenditoriale e professionale».

L’intervento arriva a pochi giorni dal nuovo blitz nel Comasco e nel Monzese contro la ‘ndrangheta. «Tre quarti del totale degli arresti arrivano dai nostri territori», 8 locali su 18 della Lombardia ci “appartengono”, numeri che portano le nostre province ad essere tra le più infiltrate della Regione. «Il contrasto alle mafie non può più essere affidato al solo impegno, pur preziosissimo, di magistratura e forze dell’ordine».

Tutta la società deve ora «fare un salto in alto» in questa lotta. «Abbiamo avuto la conferma che gli esponenti della ‘ndrangheta privilegiano città di provincia dove è più facile infiltrarsi, per entrare nel tessuto produttivo e politico locale». «Stesse dinamiche», «stesse situazioni e in alcuni casi anche gli stessi luoghi», dove ora dovrebbe esserci la società civile a dire basta.

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