di Mario Guidotti, Opinioni & Commenti

Luca, i suoi 16 anni, Lucignolo e il coma etilico

di Mario Guidotti

Luca aveva 16 anni, tanti riccioli sulla testa, la solita manciata di brufoli dell’età e soprattutto tanta timidezza. Qualche anno prima alle scuole medie era stato bullizzato, solo un po’ però, il giusto per trasformarlo a sua volta in piccolo bullo di paese. Ma anche questo non bastava a farlo sentire meglio. Il dialogo con i genitori era debolissimo, quasi assente, come del resto la loro figura in casa, e non solo per il lavoro. La sorellina era solo un impiccio e qualcosa gli mancava. Fu così che ciondolando per le nuove piazze dei paesi che adesso si chiamano centri commerciali trovò il Lucignolo di turno.

Sì, perché nella roulette della vita quando cerchi senza sapere cosa, soprattutto se sei un adolescente insicuro, non trovi mai il Garrone che ti dà una mano, ma più spesso il Lucignolo che ti trascina nel tunnel, che a volte si chiama sala giochi, a volte droghe, a volte violenza, altre invece alcool. Ma forse tutti incontriamo modelli buoni e cattivi, solo che i primi si presentano come delle scomode salite, e gli altri come agili discese. Raramente nell’età dell’incertezza si affrontano le prime, molto più facile imboccare le seconde.

Dondolando il sabato sera nel vuoto esistenziale succede che per avvicinare Mara, quella ragazza carina che sembrava anche “facile”, Luca ed i suoi compari organizzano un aperitivo. Che però non significa soltanto una birra o uno spritz, ma un paio di cocktail accompagnati da due “cannette” giusto per rimanere lucidi. Ora, dette così sembrano cose da poco, ma non è lo stesso che in quel momento pensavano le cellule cerebrali ed epatiche di Luca, ancora sprovviste degli enzimi adatti a metabolizzare quelle sostanze, che alle ore 20 iniziavano a disintegrarle, una dopo l’altra. Siccome però il gruppo cresceva, Luca reggeva la situazione.

La cena è saltata, un po’ perché con gli aperitivi qualcosa si mangiucchia anche, un po’ perché non è che si abbiano i soldi per tante cose, e così è giunta l’ora della discoteca. Che non significa ballare e divertirsi, ma dare altri colpi di maglio a fegato e cervello. Quindi è arrivata la vodka. Due, tre, quattro bicchieri. Luca barcolla, vomita. Gli altri gli stanno intorno, ridono, saltano quasi su di lui. Ma quando qualcuno si accorge che non respira bene e che quei movimenti in realtà sono convulsioni, chiama il 118.

Sirene, Pronto Soccorso, Terapia Intensiva. Coma etilico. Una telefonata nelle notte squarcia per sempre il sonno dei genitori che corrono al capezzale di Luca. In Pronto Soccorso arrivano i cosiddetti amici, abbracciati tra di loro, piagnucolanti, qualcuno gli porta un peluche. Ipocrisia del dopo, facile retorica del falso bene che i tuoi coetanei ti porgono tardi, quando solo l’intubazione e magari un trapianto ti possono salvare. Mentre poche ore prima bastava una bella conversazione o un semplice progetto di una serata sana e veramente divertente.

10 novembre 2018

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