Ma per una mano di minio non servono milioni

altLa riflessione
di Lorenzo Morandotti

Crepe, ruggine, graffiti, spazzatura. Tanti biglietti da visita da rispedire al mittente. Microcosmi che, assommati, creano un buco nero. In cui Como si gioca la credibilità in termini di immagine. Un rosario di vergognose dimenticanze, d’imbarazzanti negligenze, di colpevoli omissioni. Condizione oltre il limite della decenza, per una città che osa ancora credersi “turistica”. E che, con la scusa della crisi, rischiamo di consegnare in eredità alle generazioni future. Con l’aggravante

della figuraccia patita, qui e ora, quando il visitatore subisce lo shock da eccesso di realismo. Cioè capisce di avere di fronte una verità diversa da quella virtuale che gli era stata raccontata: versione laghée del film Matrix. Ma quale Lario in stile Clooney? Ma quali scenari romantici e patinati e placidi tramonti? Ma quale “porta d’Europa”? La cronaca vera, qui, parla di manutenzioni e monitoraggi procrastinati sempre a tempi migliori, di cure insufficienti, di nodi sempre più involuti. E, spesso, evidenti in punti strategici di grande passaggio, che coinvolgono anche monumenti simbolici come la fontana di Camerlata, e non solo anonime ringhiere di periferia. Lo ripetiamo da anni: gli archivi di “Corriere di Como” ed Espansione Tv sono lì a dimostrarlo. Ma non cambia nulla. Se non in peggio. Esageriamo? La mappa delle bruttezze forse non è il territorio, d’accordo. Nel senso che non lo esaurisce nella sua varietà. Ma rischia di esserne, purtroppo, una fedele proiezione. Basta anche solo un giro distratto per accorgersi che quanto denunciamo è solo una tessera di un mosaico più ampio e più vergognoso. Quel che è peggio, però, è abituarsi supinamente ad esso: un balzello da pagare alla modernità. Che qui, tanto per fare un esempio, esprime il suo volto più banale: i writer che lordano apposta là dove si è appena pulito. Ripicche insensate, simbolo di una società che ha perso il ben dell’intelletto. E che però, vista da fuori – forse Paolo Virzì con il suo film Il capitale umano ha colto nel segno – ha tutte le caratteristiche del masochismo. Sì, perché dal degrado al decoro il passo potrebbe essere breve, per una città tutto sommato ancora ricca di energie ed erede di tante fortune, piegata ma non doma, che ha saputo rimboccarsi le maniche in tempi peggiori. Anche solo per dare una ramazzata o passare una mano di minio, che costa ancora pochi euro.

Nella foto:
Il degrado in cui versa oggi la fontana razionalista di piazza Camerlata (foto Mv)

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