Macchiaioli e Tintoretto, così Lecco progetta le mostre

Villa Olmo

La ricetta delle mostre che aprono la città ai turisti a Lecco si chiama “progettualità” a medio e lungo termine. La scorsa estate Palazzo delle Paure in piazza XX settembre (chiamato così perché un tempo sede di finanza, catasto e dogana), ha proposto 80 immagini in bianco e nero della “fotografa di New York” Berenice Abbot e ha inaugurato così il secondo anno di grandi mostre proposte dal Comune.
Per la stagione autunno-inverno ci si affida ai Macchiaioli, protagonisti della mostra aperta nella stessa sede fino al 19 gennaio per raccontare la loro “rivoluzione d’arte” con un’ottantina di opere. Due strategie, la fotografia e la pittura, che si sviluppano in linea con il programma espositivo complessivo che intende valorizzare le collezioni permanenti di Palazzo delle Paure: arte e fotografia.
A questo percorso nel periodo dell’Avvento si andrà ad aggiungere una chicca, un’opera di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, l’Annunciazione. Arriverà alle Paure dal 6 dicembre al 2 febbraio. Artefice principale dell’evento è il prevosto don Davide Milani.
Un programma di interesse, insomma, specie se accostato al silenzio assordante delle grandi mostre latitanti da Como dalla precedente giunta comunale. Impegnata va detto a costruire un nuovo futuro per Villa Olmo, sede strategica di eventi consimili con una fondazione che comprenda sforzi pubblici e privati.
Un tempo anche per questa storica dimora neoclassica sul lago di Como si era proposto, in assenza di progetti più impegnativi e strutturati, l’esposizione di un singolo capolavoro.
«Senza progetti non si va da nessuna parte – dice Simona Piazza, assessore alla Cultura del Comune di Lecco – Anche portare una singola opera di prestigio comporta un percorso oneroso. Noi abbiamo puntato su un bando ad evidenza pubblica per affidare le mostre a una struttura affidabile e che garantisca la qualità. Non mi sento di contrapporre Lecco a Como, l’ideale sarebbe integrarsi con proposte culturali complementari e siamo pronti a discuterne su tavoli già aperti peraltro su fronti economici e turistici».
Notoriamente l’assessore di Lecco non comunica mai i dati di affluenza delle mostre. Ma per i Macchiaioli si parla di 300 visitatori nel fine settimana. «Il bando di affidamento delle mostre scadrà a fine 2020, quando la nostra giunta sarà già terminata essendo il prossimo anno di elezioni amministrative. Abbiamo già quindi la programmazione fissata per il prossimo anno. Le mostre si progettano nel lungo periodo, capendone gli obiettivi con uno sguardo analitico sul territorio. Non possiamo competere con gli eventi di Palazzo Reale a Milano, ma nostro dovere una volta completato il restauro era far decollare Palazzo delle Paure, con la sua collezione permanente. Dopo una sperimentazione di due anni con le associazioni del luogo abbiamo deciso che era il momento di compiere il salto di qualità e ci siamo affidati a una realtà esterna tramite bando. Il fatto di avere tutto concentrato nel centro di Lecco ci permette un’azione più efficace, mentre mi rendo conto che promuovere Villa Olmo e i musei del centro di Como è più impegnativo. Per contro – conclude l’assessore – voi avete il Sociale che va alla grande, mentre il Teatro della Società a Lecco è chiuso per restauri. Si ovvia lavorando sul campo in sinergia con altre realtà e l’amministrazione esce sul territorio con una propria stagione. Insomma non ci si ferma perché manca un luogo per la cultura. Si va avanti se c’è un tessuto socioculturale sensibile».

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