Maltrattamenti di animali, sul Lario una denuncia ogni 3 giorni

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L’inchiesta
Soltanto un quarto delle segnalazioni si trasforma però in procedimento penale

Quasi cento segnalazioni, una ogni 3 giorni. È il bilancio delle denunce di maltrattamenti di animali stilato dall’Asl di Como per il 2012.
L’apertura di un ennesimo processo ha riportato in questi giorni sotto i riflettori il tema importante del maltrattamento e dell’abbandono degli animali di affezione.
Risale al 2010 il sequestro fatto dal Corpo Forestale di oltre 100 cuccioli di cani provenienti dall’Europa dell’Est, e in particolare dall’Ungheria, detenuti in condizioni pessime

in un negozio di Merone.
In Lombardia, nel 2009, è stata promulgata una legge in materia di sanità che, agli articoli 104 e 105, stabilisce modi e tempi per la vendita degli animali domestici, le modalità di detenzione degli stessi e il divieto di regalare animali in manifestazioni quali giochi, fiere, lotterie e attività simili.
Sono state stabilite le dimensioni dei box in cui possono essere tenuti i cani ma anche delle gabbie, che non possono essere più piccole di 3 metri per 3.
La legge ha anche fissato la lunghezza minima della catena a cui possono essere legati gli animali, anche quelli da reddito, come cavalli, capre, pecore e l’età minima per destinare gli animali al commercio, che non può essere mai inferiore ai 60 giorni.
Inoltre, sempre una legge regionale votata nel 2009 (la nr. 33) tutela il benessere e la salute degli animali, riconoscendo loro la dignità di esseri viventi con precise necessità psichiche oltre che fisiche.
Come detto, in provincia di Como le segnalazioni per presunti maltrattamenti di animali provenienti da privati cittadini o associazioni animaliste (segnalazioni cui ha fatto seguito una verifica) «sono state nel 2012 ben 92 – fa sapere il responsabile del dipartimento veterinario dell’Asl lariana, Giulio Gridavilla – ma soltanto 23 di esse sono state inoltrate all’autorità giudiziaria perché si configuravano quali reali casi di maltrattamento e abbandono».
In caso di segnalazione per presunto maltrattamento o abbandono di animale, gli enti preposti ad intervenire sono il dipartimento di igiene zootecnica e quello di sanità animale, che rispondono alle richieste di sopralluogo.
Questi enti verificano le condizioni dell’habitat in cui vive l’animale e il suo stato di salute. «I casi più frequenti – dice Gridavilla – sono rappresentati dalla detenzione dell’animale in un ricovero non adatto, esposto alle intemperie ma anche dal sovrannumero nelle gabbie o nelle vetrine dei negozi, da catene troppo corte che tengono legati gli animali o da carenza di igiene».
La percentuale maggiore di segnalazioni di presunti maltrattamenti riguarda soprattutto i cani, circa l’80% delle chiamate, e in misura minore gli altri animali da compagnia (i gatti in particolare) e quelli da reddito: pecore, capre e cavalli.
Il responsabile del dipartimento di veterinaria di via Pessina aggiunge che «i riscontri di evidenti segni di maltrattamento fisico, quali botte e altre percosse, sono rarissimi».
Spesso, un evidente stato di dimagrimento o denutrizione, come può avvenire per cani o cavalli lasciati allo stato brado o addirittura abbandonati, fa scattare la verifica dell’azienda sanitaria locale, e se il veterinario incaricato di accertare lo stato di salute degli animali decreta l’avvenuto maltrattamento, parte una segnalazione all’autorità giudiziaria. Altrimenti si procede a una prescrizione.
«Fortunatamente – afferma ancora Gridavilla – sono scomparsi i casi di combattimenti clandestini tra cani. Per l’ultimo episodio, che risale a una decina di anni fa, non si è nemmeno giunti ad alcuna conferma del maltrattamento fisico».
Il reato di maltrattamento di animali è punito dalla legge con la reclusione da 3 mesi a un anno o con una multa da 3mila a 15mila euro. La pena è aumentata della metà se viene provocata la morte dell’animale.
Le campagne informative a favore della difesa degli animali e l’azione costante dei volontari su tutto il territorio nazionale ha avuto come conseguenza l’aumento della sensibilità al tema e lo conferma lo stesso Gridavilla, il quale però ammette: «A volte si finisce per esagerare e estremizzare situazioni che non sono perseguibili dalla legge».
Gli impiegati dei dipartimenti dell’azienda sanitaria locale comasca sono comunque sempre disponibili e rispondono a tutte le richieste di intervento, tenendo anche informati i cittadini che si sono premurati di fare la segnalazione sull’esito della verifica eseguita dalle autorità sanitarie.

Giorgia Amarotti

Nella foto:
Una legge regionale, approvata pochi anni fa, stabilisce in modo chiaro le misure dei box e delle gabbie entro cui gli animali possono essere tenuti (foto Mv)

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