Mamme che lavorano, il confronto tra il Lario e il Canton Ticino

La mamma ticinese intervistata da Daniela Abbrunzo per la trasmissione “In Onda” su “La 7”

Le storie di Chiara e Karen in un servizio di “La 7”. In Svizzera orari scolastici lunghi e materiale gratis

Due mamme che lavorano e vivono a meno di 50 chilometri di distanza, ma da una parte e dall’altra del confine. La prima sul Lario e la seconda in Canton Ticino. Due mondi differenti, quando si parla di welfare e sostegno diretto alle famiglie per crescere i figli e anche per preservare la carriera delle mamme.
Il tema, vissuto direttamente da tante donne comasche e italiane, è stato sviscerato in un servizio di Daniela Abbrunzo, trasmesso su “La 7” la scorsa settimana nella striscia serale “In Onda” condotta da Luca Telese. Karin, ticinese, ha un figlio; Chiara, lecchese, quattro, tre femmine e un maschio.
«Arrivo da una famiglia numerosa e sapevo che avrei dovuto fare dei sacrifici» spiega l’italiana Chiara nel servizio su “La 7”, ancora visibile sul canale Youtube dell’emittente. Però nulla è poi come vivere le esperienze direttamente sulla propria pelle.
Karin lavora invece per un’associazione no-profit che si occupa di scuole dell’infanzia e delle “famiglie diurne”. Nella struttura in cui opera, i bambini possono stare dalle 7 di mattina almeno fino alle 19. Il servizio ha un costo che va dai 20 ai 40 euro al giorno, a seconda del reddito familiare, e il Cantone interviene con una ulteriore riduzione del 20% versato direttamente all’associazione. Con una copertura così estesa dell’orario scolastico, i genitori non devono ricorrere a babysitter o rinunciare alla carriera per seguire gli impegni dei figli. Diversamente, in Italia, spesso la famiglia è disposta ad accettare situazioni lavorative con uno stipendio ridotto o contratti a tempo parziale per non avere spese ulteriori da affrontare nella gestione dei bambini.
«Tutte le famiglie con i genitori che lavorano hanno un sussidio – spiega la mamma ticinese – Diciamo che si vuole agevolare in qualche modo la possibilità per una donna di rimanere nel contesto lavorativo». Dall’altra parte, Chiara ammette che il giorno in cui ha scelto di fare la mamma ha messo in conto di non poter più crescere a livello professionale.
«E così è stato – spiega la donna italiana – Oggi la mia posizione è la stessa che ricoprivo 15 anni fa». C’è poi la questione degli assegni familiari, presenti sia in Italia sia in Svizzera. In Svizzera sono indipendenti dal reddito, come spiega Karin. Sono di 200 franchi al mese a bambino, per i figli piccoli, e di 250 per quelli sopra i 16 anni. Se i ragazzi continuano a studiare, la copertura arriva fino al 26esimo anno di età.
In Italia, gli assegni familiari dipendono dal reddito e vengono erogati fino ai 18 anni dei figli, in casi eccezionali, per famiglie numerose e redditi bassi, fino a 21 o 26 anni, se i figli studiano.
Anche sul discorso scuola, la differenza da una parte all’altra del confine si fa sentire. In Canton Ticino non si pagano libri e quaderni, tutto il materiale didattico è gratuito. Chiara, con i suoi quattro figli, spiega di spendere attorno ai mille euro al mese per la scuola, tra rette, mense e materiale scolastico. «Nessuno dei miei quattro figli è rientrato nei “bonus bebè” – ammette la mamma che vive sul Lago di Como – Per il resto, si cerca di aiutarsi tra le famiglie». Un appoggio concreto nell’organizzazione quotidiana delle attività, dal trasporto a scuola allo sport, ma anche, come spiega la mamma lariana, per avere il tempo per andare a fare la spesa, o per uscire una volta tanto a cena fuori.

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