Presunte tangenti: i Pennestrì chiedono la scarcerazione

Tribunale di Como l'aula

Stefano e Antonio Pennestrì, tramite il loro legale, hanno presentato istanza chiedendo l’attenuazione della misura cautelare a loro carico, auspicando già da questa settimana l’uscita dal carcere e la concessione dei domiciliari.
La svolta arriva dopo i due lunghi interrogatori di fronte al pm Pasquale Addesso, che ha visto protagonisti i noti commercialisti cittadini arrestati in seguito a una inchiesta di presunte tangenti che ruotavano attorno all’Agenzia delle Entrate di Como. La risposta del giudice delle indagini preliminari che aveva firmato l’ordinanza a loro carico, la dottoressa Maria Luisa Lo Gatto, è attesa in questi giorni.

I due interrogatori sono stati secretati dal pm, ma il contenuto è stato senza dubbio considerato molto interessante e degno di approfondimenti che sono in corso, sia da parte della polizia giudiziaria sia da parte della guardia di finanza. Sul tavolo del giudice c’è anche una terza istanza di richiesta di domiciliari: è quella a firma dei legali di Stefano La Verde, funzionario dell’Agenzia delle Entrate, pure lui sentito per ore dal sostituto procuratore titolare del fascicolo. È già tornato in libertà, invece, l’imprenditore Andrea Butti che – rispetto agli altri coinvolti della prima ora – non era finito in carcere ma ai “domiciliari”. L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como, Roberto Leoni, non ha invece presentato alcuna istanza. In queste ore, dunque, riassumendo, sono tre le richieste al vaglio del Gip, tutte rivolte a ottenere la scarcerazione e i “domiciliari” dopo gli interrogatori.
Si tratta, come detto, dei due commercialisti dello studio Pennestrì, Antonio e Stefano, e del funzionario La Verde.

Il blitz, che aveva fatto tanto clamore, era scattato all’alba del 25 giugno scorso. L’accusa contestava un presunto giro di mazzette che sarebbero ruotate attorno allo studio del commercialista, all’ex direttore e a un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Como. Accuse pesanti – che comprendevano anche un giro di presunte false fatture per società sportive (e non solo) del territorio – che avevano portato in carcere le persone maggiormente coinvolte.

Ma oltre ai colpiti dall’ordinanza, nel frattempo il giro degli indagati si è ulteriormente allargato. La Procura vuole infatti appurare quante imprese del Comasco utilizzavano il presunto “sistema Pennestrì” per «sistemare le cose» nelle vertenze con il fisco.

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