Marchi e la sua “Padania”

L’intervista
(p.an.) Non è un giorno come gli altri per Gianluca Marchi (foto), giornalista canturino, primo direttore della “Padania”. Ieri è stata annunciata la sospensione della pubblicazione del quotidiano della Lega Nord dal 1° dicembre. «C’è indubbiamente tristezza – spiega – anche se sono passati tanti anni, da quell’inizio del 1997. Io lasciai nel luglio del 1999 e questo rimane un passaggio della mia vita professionale e personale che mi ha segnato parecchio. Nel bene e nel male».
Marchi prende la direzione della “Padania” a 39 anni. «E credo di aver dimostrato di essere in grado di mettere in piedi un giornale da zero e di fare utili».
Chi la chiamò per la direzione?
«Fu direttamente Bossi – dice – ricordo la telefonata della sua segretaria. Dissi no per due volte. Volevano fare un giornale di opinioni. Io credo nelle notizie. Volevo parlare ai leghisti, ma anche ai non leghisti. Alla fine Bossi accettò la mia linea». Marchi se ne andò dopo due anni e mezzo.
«Avevo già deciso – ricorda – Le pressioni erano eccessive. Io non avevo mai avuto la tessera della Lega. Ma diventai una figura importante. Mi offrirono anche un posto da parlamentare, ma non accettai. Erano gli anni della lega “barbarica”. Di lotta, contro il sistema. Ho cercato di ricostruirmi una carriera. E con il timbro di direttore della Padania non fu semplice. Avevo un centinaio di querele sulle spalle.
Oggi dalla “sua” Cantù è partito un progetto di autonomia, ma è di una lista civica e la Lega non lo ha votato. Cambiano i tempi. «È un segno della crisi e delle ristrettezze economiche. Le aziende chiudono, ma questi iter autonomi non sono praticabili. Anche perché in Parlamento gli esponenti del Centro e del Sud sono in maggioranza».

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