Margherita e il suo duello con il mostro di Auschwitz

Margherita Nani

Margherita Nani, giovanissima autrice del romanzo “L’ospite. Le anatomie di Joseph Mengele” edito da Brioschi, sarà protagonista alla libreria Ubik di piazza San Fedele 32 a Como venerdì 11 ottobre alle 18 a cura del premio “Città di Como”.
Il romanzo, una biografia romanzata di Josef Mengele, medico nazista che aveva l’abitudine di iniettare fenolo nel cuore delle sue vittime e blu di metilene nei loro occhi, poi in fuga da Auschwitz fino in Brasile, sarà presentata dal fondatore del premio Giorgio Albonico e da Lorenzo Morandotti, giornalista del “Corriere di Como”. Il romanzo si è aggiudicato il primo posto nella sezione inediti per la narrativa del premio nell’edizione del 2018.
L’autrice, studentessa che ha già completato il suo terzo romanzo, ha iniziato a scrivere questo libro a 16 anni e l’impresa le è costata un lungo lavoro di ricerca storica. Si è appassionata alla figura dell’“angelo della morte” di Auschwitz e ai suoi terribili esperimenti di eugenetica durante una lezione in classe in occasione del “Giorno della memoria”. «Ho iniziato a scrivere dopo aver letto tutto quello che è disponibile nella saggistica storica sulla figura di Mengele, nonché documentari e film che parlano della sua vicenda. Ho scoperto che il servizio segreto israeliano era sulle tracce del mostro e si accingeva a catturarlo, ma fu impegnato in una operazione più urgente e ne perse le tracce».
Al centro della storia è Pia, ventenne che viene attratta dal fascino del misterioso tedesco giunto nel 1955 in un villaggio nel cuore del Brasile. Un uomo la cui malvagità sfugge a qualsiasi definizione e comprensione, e che grazie a Pia conosce, tardivamente, la forza dell’amore. L’oscurità e la banalità del male sono tratteggiati in questo romanzo in tutta la loro crudeltà.
«Molto è raccontato dalla parte delle donne, e in ognuno dei personaggi femminili c’è qualcosa di me – dice l’autrice – soprattutto in Pia».
Mengele innamorato: non rischia accuse di revisionismo storico? «Non è una operazione di revisionismo – precisa l’autrice – Credo che non basti chiamare un nazista “pazzo”. Occorre andare più in profondità nell’analisi del male. I nazisti erano uomini e donne che di fronte a una scelta, come tutti, hanno preso la via del male. Per questo il libro si intitola “Le anatomie di Mengele”. Vuole essere una riflessione sul male che trascende le vicende pur avventurose della caccia ai nazisti in Sudamerica, è soprattutto una storia umana di esseri umani. Quando ho iniziato a studiare la storia di Mengele ho provato dolore e ribrezzo, ma ho imparato anche ad andare avanti e a guardare in faccia il male».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.