“Marito-padrone”: imputazione coatta

Palazzo di giustizia, tribunale di Como (via Cesare Battisti)

Il giudice delle indagini preliminari di Como, Carlo Cecchetti, ha chiesto l’imputazione coatta per due kosovari residenti nell’Olgiatese, ritenuti responsabili di maltrattamenti in famiglia e stalking nei confronti della moglie del primo. La vicenda era nata dopo le denunce presentate dalla donna, in fase di separazione dal marito. La Procura in un primo momento aveva iscritto i due nomi sul registro degli indagati, chiudendo le indagini ma chiedendo poi l’archiviazione ritenendo di non aver raggiunto la prova.
La difesa della donna – rappresentata dall’avvocato Massimo Di Marco – si è però opposta ottenendo l’imputazione coatta. Tra i motivi portati c’è anche una proposta di risoluzione del parlamento europeo in base alla relazione della Commissione sul Kosovo, che evidenziava la necessità di «rafforzare gli sforzi per porre fine alla violenza di genere e garantire alle donne in pieno godimento dei propri diritti».
Il legale aveva poi sottolineato, anche in questa storia svoltasi nel Comasco, il «ruolo preponderante della figura maschile rispetto a quella femminile», che portava a impedire alla signora di andare al bar, ma anche di lavorare per sostenersi: «Poteva fare le pulizie nelle case ma solo se venivano richieste da una donna», avrebbe detto una testimone. Nel fascicolo sono finiti anche traumi, pestaggi, e pure 7 giorni di prognosi refertati da un pronto soccorso.
I due indagati hanno sempre negato gli addebiti, dando alla moglie della «pazza» e portando a testimoniare dei parenti, cognate con cui la presunta vittima aveva litigato.

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