Mauro Della Porta Raffo e la mappa del potere Usa

altI pronostici per l’appuntamento elettorale negli Stati Uniti e le letture della politica americana in prospettiva storica dell’esperto Mauro Della Porta Raffo
Martedì o la va o la spacca: il presidente affronta lo scoglio delle “Mid Term Elections”
Nelle “Mid Term Elections” in programma negli Stati Uniti martedì prossimo, 4 novembre, secondo i sondaggi, i repubblicani manterranno certamente la loro maggioranza alla Camera, rischiando seriamente di conquistarla anche al Senato, dove oggi i democratici contano su una risicata supremazia.

Si profilano quindi tempi duri per gli ultimi due anni di mandato presidenziale (è il secondo) per il primo presidente di colore della storia Usa, Barack Obama (nella foto in alto). Ne è convinto Mauro Della Porta Raffo, che di recente sul suo sito ha riferito il parere del senatore repubblicano del Kansas, Pat Roberts: «Dateci una larga vittoria e Obama nei prossimi due anni sarà ridotto a giocare a golf».

«Va detto – dice Della Porta Raffo – che in America si vota poco, alle presidenziali è difficile che si superi il 50% degli aventi diritto. La media è sul 40% e solo in pochissimi casi si è arrivati oltre il 60%. Ma stavolta c’è molto interesse per il risultato delle elezioni di medio termine. Se prevalessero i repubblicani, mister Obama nei due anni di mandato che gli restano potrà davvero andare a giocare a golf».
Un sistema, quello americano, che secondo l’osservatore varesino andrebbe riformato: «Personalmente, tornerei agli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo, quando a ragione si sosteneva da parte del Partito Whig, nato nel 1834 come un gruppo di oppositori alla presidenza del democratico Andrew Jackson, che il capo della Casa Bianca dovesse godere di un solo mandato, dato che nel secondo come è avvenuto per Obama inevitabilmente si perdono freschezza e grinta. A metà del primo mandato, nell’attuale sistema, devi già trovare energie per farti rieleggere e di conseguenza non vai avanti tranquillo, soffri di un sacco di condizionamenti. È stato una costante, questo andamento, per i presidenti che sono giunti al bis. Nel caso di Obama poi il calo di rendimento è lampante. Basta vedere come è invecchiato».
Di fatto, il voto di martedì condizionerà anche lo scenario della politica americana per i prossimi due anni? «Secondo me – dice Mauro Della Porta Raffo – in campo democratico l’ipotesi di candidare alla Casa Bianca il vice di Obama, Joe Biden, è pazzesca, è un gaffeur ridicolo. Non può andare lontano. Invece, salute permettendo e questo va sottolineato parecchie volte, il candidato per i democratici alle presidenziali Usa del 2016 rimarrà l’ex first lady Hillary Rodham Clinton. Ripeto, se sarà in grado di sostenere non tanto la campagna per le presidenziali quanto la lunga maratona delle primarie. Di recente, ha dovuto difendersi da problemi di salute tutt’altro che trascurabili».
E dall’altra parte? «Per come stanno le cose adesso, mi sembra di capire che il pretendente repubblicano sarà Jeb, secondogenito del 41° presidente americano George H. W. Bush e fratello minore e più intelligente dell’ultimo presidente repubblicano degli Stati Uniti, George W. Con una sfida ta Clinton e Bush andrebbero in solluchero i media. Certo, se Hillary vincerà le primarie, sarà la favorita: nei repubblicani ci sono più anime, ed è possibile che la destra degli evangelici e dei “Tea parties” non digerisca un terzo Bush in campo. Va detto che nella fase delle primarie di solito votano le frange più radicali e convinte di una formazione politica. Personalmente, terrei d’occhio il voto degli ispanici, che potrebbe fare la differenza: di solito è a favore dei democratici. Potenziali candidati conservatori alla presidenza potrebbero essere anche degli apparenti outsider strategici però sul fronte etnico, come il senatore del Texas Ted Cruz, nato in Canada da un immigrato cubano, e Marco Rubio, senatore della Florida a sua volta figlio di fuoriusciti dall’Isla Granda. Terrei d’occhio pure Piyush “Bobby”, governatore della Louisiana, nato da genitori immigrati negli Stati Uniti dal Punjab. Va detto che nelle presidenziali 2016 come sempre sarà decisivo il voto dell’Ohio. Negli Usa, il candidato democratico è fisiologicamente più vicino alla soglia dei 270 delegati, dato che i repubblicani sono in più Stati ma non hanno quelli decisivi per eleggere il numero uno alla Casa Bianca».
Ma Della Porta Raffo che voto dà in sintesi all’amministrazione Obama? «Una delle peggiori della storia Usa. Impresentabile, come quella di Jimmy Carter: Barack è stato ondivago in politica estera, ha rischiato di bombardare la Siria e l’avrebbe fatto se non si fosse messo di mezzo Vladimir Putin. Per contro, in quella interna non ha realizzato nulla delle riforme promesse, compresa quella sanitaria».

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