Medici e infermieri scolastici, i professionisti ci sarebbero

Ordine denuncia "aumentata aggressività utenza"

La questione del “medico scolastico”, ovvero di un referente per ogni istituto che si occupi non tanto del personale, come è previsto oggi dalle normative, ma degli studenti, continua a tenere banco in Lombardia. Sabato, proprio su queste colonne, la proposta era stata lanciata da Gianluigi Spata presidente dell’Ordine dei Medici di Como e della Federazione regionale degli Ordini.
Ipotesi subito accolta dalla Cisl Medici Lombardia, che per rendere più sicure le scuole propone di inserire i 3mila “camici grigi” lombardi come medici scolastici a tempo indeterminato, non solo in fase di emergenza Covid-19.
«In una fase di carenza di medici specialisti – spiega Danilo Mazzacane, segretario generale Cisl Medici Lombardia – si potrebbe ricorrere a quei medici che, sia di recente che in passato,  a causa della carenza di posti nelle scuole di specialità, non hanno avuto e difficilmente potranno acquisire nel breve una specializzazione. Un modo per aumentare la sicurezza nelle scuole e dare una prospettiva a centinaia di medici precari». Sono i cosiddetti “camici grigi”,  circa 3mila in Lombardia (circa 15mila in Italia), medici che svolgono diverse mansioni con contratti libero professionali in forma di grave precarietà, con retribuzioni inadeguate ed  una posizione previdenziale in prospettiva non rassicurante.  
La figura del medico scolastico avrebbe compiti non solo di sorveglianza sanitaria anti-Covid, ma anche di prevenzione ed educazione sanitaria.
Al medico si potrebbero affiancare altre professioni sanitarie, soprattutto infermieri, infermieri scolastici, come propone la comasca Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). La Federazione si è detta pronta a scendere in campo con le proprie forze per identificare 9mila infermieri, uno per ogni plesso, «in azione diretta, e non solo su chiamata, per verificare la corretta applicazione delle misure anti-Covid, ma anche la salute e i bisogni assistenziali degli alunni (e del personale docente) non-Covid».
«La nostra Federazione assicura la massima collaborazione alle istituzioni per consentire una riapertura in sicurezza delle scuole» sottolinea Barbara Mangiacavalli.

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