Meno iscrizioni, scuole dell’infanzia in debito d’ossigeno

altVerso la riapertura
La Cisl: tempi difficili anche per gli istituti privati a causa dei tagli dei contributi regionali

A meno di un mese dall’inizio delle lezioni, si torna a fare i conti con la realtà, nei suoi problemi endemici e nelle sue novità spiacevoli.
L’edilizia scolastica sul Lario, fa sapere Adria Bartolich (segretario della Cisl Scuola dei Laghi), è ad esempio «sempre in debito d’ossigeno», in pratica come la si era lasciata a giugno, e la crisi morde.
Ci mette lo zampino anche la demografia. All’Istituto comprensivo “Como Prestino-Breccia”, ad esempio, ci è stato segnalato che, come è emerso da

un recente collegio docenti unitario nella sede centrale di via Picchi, la scuola per l’infanzia che ha sede in via Nicolodi avrà il prossimo anno scolastico due classi da 29 invece che tre da 21. Il che è il risultato di una contrazione nelle iscrizioni. Non c’è ancora l’ufficialità ma la notizia è confermata.
«Il fenomeno è fisiologico in tutta la scuola per l’infanzia comasca – spiega Adria Bartolich – dato che queste riduzioni delle classi si devono alla scarsa natalità e non in questo caso a tagli. Sono finiti quelli previsti dai ministri Giuseppe Fioroni prima e Mariastella Gelmini poi, e quindi non sono più previste altre riduzioni negli organici. Anzi, va ricordato a tale proposito che nel corso degli ultimi due anni sono state programmate assunzioni per stabilizzare circa 80mila precari. Ciò detto, la situazione della scuola dell’infanzia nel nostro territorio è particolare, perché in maggioranza le strutture sono private, gestite da enti morali o frutto di cogestioni, e spesso la famiglia che ha giocato la carta della doppia iscrizione, pubblica e privata, quando può sceglie la seconda. Così i conti alla fine non tornano più come prima».
Nel caso specifico di Breccia e Prestino, può aver giocato il fattore territoriale della periferia: ci sono scuole con caratteristiche sociali più difficili, al centro di quartieri con forte immigrazione, che sono meno gettonate di altre magari del centro cittadino.
«Il limite per le classi è di 29 alunni, massimo 30 – conferma il provveditore di Como Claudio Merletti – Si tratterà poi di capire le singole situazioni e le singole problematiche, per attingere eventualmente a risorse aggiuntive in accordo con i rappresentanti sindacali provinciali».
Ma se di tagli la scuola ha sofferto, ne pagano le conseguenze soprattutto gli istituti privati, come rivela dalla Cisl Laghi sempre Adria Bartolich: «Dopo il boom di iscrizioni degli scorsi anni, il venir meno dei contributi regionali ha fatto sì che molte scuole riducano il personale o si trasformino in cooperative. In alcuni casi abbiamo anche situazioni in cui si cedono interi rami d’azienda. Un tempo, si guardi il caso di Cantù, molte scuole private davano un’offerta formativa completa, dalla scuola per l’infanzia alle superiori ed erano un’effettiva alternativa. Oggi non è più così: anche perché la crisi economica ha indotto molte famiglie a tornare alla scuola pubblica».

L.M.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.