Mense scolastiche, l’accusa del sindacato «La situazione delle cucine è drammatica. A Como ci sono bambini di serie A e di serie B»

Mensa scolastica

Alunni di serie A e alunni di serie B. Secondo i sindacati lariani, a questa distinzione inaccettabile avrebbe portato la decisione della giunta di Como di esternalizzare una parte del servizio di mensa scolastica.
Alla luce di un controllo effettuato dalle autorità, lo stesso sindacato ha deciso di diffondere ieri pomeriggio una dura nota in cui si parla di «situazione drammatica» a proposito delle cucine assegnate alla ditta esterna.
«Il personale assunto con un orario ridotto rispetto a quello precedente (da 3 ore a 1 ora e mezza al giorno) non può svolgere le medesime mansioni nella metà del tempo – scrivono i dirigenti delle sigle confederali – a risentirne è quindi la pulizia, l’igiene e la qualità del servizio».
Il sindacato segnala pure «riflessi negativi sulla qualità dei pasti trasportati da 40 km di distanza» e insiste sulla disparità di trattamento: «Ci sono bambini di serie A e di serie B, tutti pagano lo stesso prezzo per un servizio che non è identico».
Il sindacato torna così a insistere sulla necessità di realizzare il «centro unico di cottura», proposta del resto su cui si era impegnata la giunta nei mesi scorsi.
La polemica innescata dalle segreterie di categoria dei sindacati confederali è stata ripresa subito, ieri pomeriggio, da Patrizia Lissi, consigliere comunale del Pd a Palazzo Cernezzi.
«Quando la giunta Lucini parlò di punto unico di cottura per le mense delle scuole comasche, si sollevò un vespaio. Oggi i sindacati denunciano una serie di gravi criticità rispetto al sistema voluto dal centrodestra. Il nostro obiettivo era proprio non avere bambini di serie A e di serie B. Eppure, non solo non siamo stati ascoltati, ma siamo stati messi sulla graticola. Adesso – conclude Lissi – ci aspettiamo che il Comune dia risposte e chiarisca in fretta i dubbi molto gravi che sono emersi con la denuncia delle organizzazioni sindacali».

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