Mercato del lavoro in crisi e i frontalieri aspettano lo statuto

Dogana frontalieri

Sono passati quasi due mesi dall’accordo di Natale che promette, con la ratifica dei parlamenti italiano e svizzero, di razionalizzare in modo significativo la vita dei frontalieri sul piano fiscale.
Ma all’orizzonte c’è anche la auspicata definizione, da parte italiana, di uno Statuto che definisca giuridicamente diritti e doveri di una categoria di cui spesso si è parlato solo per aspetti economici senza mai affrontare quelli normativi generali.
E intanto la pandemia non arretra. Quale è attualmente la situazione del mercato del lavoro nella vicina Svizzera? Lo chiediamo a un interlocutore esperto oltre frontiera. «La situazione è molto tesa nel territorio ticinese – è il commento Giangiorgio Gargantini, segretario regionale del sindacato Unia Ticino – La pandemia non è rientrata sotto controllo e questo ha conseguenze sul piano occupazionale. Abbiamo ancora diversi settori in regime di lockdown e questo crea paure legittime e tensioni a livello economico che avranno conseguenze».
Ci sono però elementi di speranza. «Finalmente l’economia ha potuto beneficiare di aiuti consistenti da parte dell’autorità federale e ciò rappresenta una risposta positiva in termine di salvaguardia dell’impiego. Questo è un aspetto centrale, dirimente. I frontalieri sono spesso la categoria più fragile e precaria in situazioni di crisi. Stiamo lavorando come sindacati per la tenuta generale del sistema del mercato del lavoro. L’impiego è un valore imprescindibile. Faccio un esempio pratico – prosegue Gargantini – ossia il telelavoro cui l’autorità federale obbliga. Sono stati mantenuti in base a un accordo tra Italia e Svizzera dell’anno scorso gli stessi aspetti fiscali per chi lo fa da frontaliere che quindi non subisce decurtazioni o discriminazioni di sorta. Chi lavora dal proprio domicilio rimane così comunque un frontaliere a tutti gli effetti ed è quindi salvaguardata la sua situazione precedente all’emergenza. Una decisione saggia che abbiamo preteso e difeso come sindacato proprio nell’interesse di questi lavoratori. Sul telelavoro mi faccia dire un’ultima cosa per chiarire la nostra posizione: oggi l’assoluta priorità è la protezione sanitaria e quindi dobbiamo favorire ovunque possibile il telelavoro».
Le autorità federali nella settimana che inizia domani dovrebbero pronunciarsi sul prolungamento o meno delle restrizioni in atto che sono in vigore fino a fine febbraio.
«La salvaguardia degli impieghi- ribadisce il portavoce dell’Unia Ticino – è il primo baluardo contro la crisi. In merito alla possibilità di arrivare a uno statuto giuridico dei frontalieri, rimarca, è una prospettiva che ci vede più che favorevoli. Ormai si è rivelata più che necessaria una visione transfrontaliera: il mercato del lavoro non si ferma a Chiasso e prosegue a Ponte Chiasso, è un processo continuo. Su questo aspetto il sindacato è sempre stato molto chiaro nella protezione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Altrimenti il rischio che si arrivi al dumping salariale che è una condizione pesantemente negativa non solo per chi lo subisce ma per l’intero sistema economico. Questo per dire che ogni tipo di risposta che va a creare una maggiore uguaglianza sia nella prassi che nella legge è del tutto apprezzabile. Il nostro motto è “lotta comune per i diritti”, per arrivare ad avere avere lo stesso tipo di protezione e di tutele.»
Da parte comasca Maria Luisa Seveso, responsabile del settore frontalieri per le Acli di Como, ricorda che il tema dello Statuto dei frontalieri è in discussione da molti anni: «Come Acli siamo stati protagonisti ad esempio nell’istituzione della corsia per i frontalieri in dogana: un atto concreto, semplice ma che ha semplificato la vita di molti lavoratori. Siamo sul pezzo da anni, come Acli dagli anni Cinquanta, e come sportello fiscale dal 2015. Già nel 2013 proponemmo di aprire un tavolo ministeriale che avrebbe consentito al fenomeno di uscire dal contesto locale. Gli accordi fiscali del 1974 sono nati dal fatto che nella nomenclatura giuridica i frontalieri non erano nemmeno contemplati, non esistevano, erano equiparati ai migranti tradizionali e in quanto tali rischiavano di farsi carico della doppia imposizione. Lo stesso problema si è posto quando come patronati siamo stati in difficoltà nell’inoltrare le domande di disoccupazione: questi lavoratori non erano codificati come beneficiari. Quindi dico che i tempi sono più che maturi per arrivare finalmente a una loro definizione giuridica in una cornice di diritti e doveri solida che tuteli queste lavoratrici e questi lavoratori. Sarebbe un modo serio per non rimanere in balia delle fluttuazioni della politica»
L.M.

Articoli correlati

1 Commento

  • Avatar
    Laura , 15 Febbraio 2021 @ 17:02

    il 25% di lavoro da casa per i frontalieri è un concetto che ormai dovrebbe essere considerato superato. Speriamo che chi di dovere lavori per aumentare questo limite ad almeno un 40%, permettendo ai frontalieri di lavorare da casa 2 giorni a settimana come faranno anche i residenti a tempo indeterminato.
    Il mondo del lavoro è cambiato in maniera irreversibile, con o senza covid si affronterà una nuova realtà.
    Si tratta inoltre di una soluzione che permetterà di ridurre notevolmente anche il traffico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.